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Recensione: L’amore molesto di Elena Ferrante

di Verdiana Quattrocchi

L’amore molesto è la storia di una figlia che cerca risposte sulla vita della madre, in occasione della sua morte, in una Napoli plumbea che non da tregua.

Titolo: L’amore molesto
Autore: Elena Ferrante
Editore: Edizioni E/o
Pagine: 171 p.
Voto: 3,7/5
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Lo sapevo da sempre. C’era una linea che non riuscivo a varcare, quando pensavo ad Amalia. Forse ero lì per riuscire a varcarla.

La trama

La trama del L’amore molesto ruota attorno al ricordo che Delia ha della madre Amalia. Ricordo a tratti chiaro a tratti incerto. Amalia muore il 23 maggio, proprio il giorno del compleanno della figlia. Viene ritrovata in mare, con addosso solo indumenti intimi, di fronte la località chiamata Spaccavento.

Sono tre le telefonate che riceve Delia quella sera. La prima ha i toni tranquilli dello scherzo, la seconda viene scandita da espressioni oscene e dialettali, la terza, quella più preoccupante, fa riferimento alle cattive intenzioni di un uomo. In tutti casi l’unica certezza è che dall’altro capo del ricevitore ci sia Amalia.

Il funerale è scandito dalle assenze. L’assenza di un padre e di un marito troppo violento e possessivo, l’assenza delle lacrime di Delia che si domanda se non vengano o sia lei a non volerle.

Delia oggi è una disegnatrice di fumetti lontana dalla sua città natia, Amalia, invece, è rimasta a Napoli anche dopo la separazione dal marito. Si percepisce dai toni e dalle parole di Delia che la sua sia stata una fuga non solo dalla città, ma anche dalla madre:

Con lei sapevo essere solo contenuta e insincera. Se ne tornava a Napoli alla mia prima sfumatura di insofferenza. Raccoglieva le sue cose, dava un’ultima rassettata alla casa e prometteva che sarebbe ritornata presto. Io mi aggiravo per le stanze sistemando secondo il mio gusto tutto quelle che lei aveva disposto secondo il suo.

La donna che Delia inizia a conoscere dopo la morte è diversa da quella che ricorda o vuole ricordare. Il guardaroba, prima costituito solo da abiti modesti, si arricchisce con lingerie comprata nel miglior negozio della città, il negozio Vossi.  Al momento del ritrovamento, infatti, indossa un raffinato reggiseno nuovo di zecca. Sembra lontana l’Amalia che non era abituata a rendersi piacente pur di placare la gelosia del marito.

Una sera riceve una telefonata inaspettata. In un dialetto molto stretto un uomo la intima di effettuare uno scambio: vuole gli indumenti della madre e in cambio lui lascerà una valigia con tutte le sue cose. Quest’uomo che si identifica come Caserta, farà riaffiorare ricordi non del tutto chiari nella testa di Delia.

Ciò che le mie emozioni meno verbalizzabili registravano sotto la voce Caserta, custodiva sopratutto una nausea da girotondo, il capogiro e la mancanza d’aria. Quel luogo, che apparteneva alla memoria meno affidabile, era fatto di una gradinata fiocamente illuminata e di una ringhiera in ferro battuto.

Da questa telefonata inizierà un vero e proprio inseguimento tra Delia e Caserta. L’obiettivo è scoprire tutto su ciò che è accaduto quella notte che porterà a ricordare quanto successo molti anni prima.

La recensione di L’amore molesto

Conoscevo già Elena Ferrante, anche se questo è il suo romanzo d’esordio. Siamo lontani dall’intensità e dal piglio della tetralogia de L’amica geniale, ma è sempre bello rincontrare la scrittura di questa scrittrice. Non si sa chi si celi dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante. Può essere chiunque, ma con uno stile di scrittura incisivo e inconfondibile.
L’amore molesto cattura l’attenzione del lettore mantenendo il giusto livello di suspance e profondità. È un romanzo senza dubbio drammaticocrudo, scritto con l’ausilio di parole taglienti ed efficaci come solo la Ferrante sa fare. La conclusione si rivela meno avvincente di quella prospettata dalla trama, ma sicuramente intensa e coerente.

Amalia e Delia sono due donne molto diverse. Lo capisci dai toni e dalle parole usate dalla figlia a cui la Ferrante lascia il compito di raccontarci la storia. Ogni gesto di Amalia viene ammonito, ogni atteggiamento creduto esagerato. Delia, forse, risente del giudizio del padre, un uomo che ha sempre visto punire la moglie per sospettate mancanze di rispetto. Le due donne non sono così distanti quanto sembrino, anzi sono come le «due donne urlanti dai profili che quasi combaciano» raffigurate in un quadro nella vetrina di un negozio, il negozio Vossi. Non credo sia un caso che proprio quel negozio sia uno dei luoghi cardine della vicenda.

Si può definire amore molesto quello di un figlio verso il genitori come quello di un uomo verso una donna. La Delia bambina ama la madre, la vuole tutta per sé. La Delia adulta invece la odia, la allontana. Amore ed odio sono due sentimenti che facilmente si iter-scambiano nella vita di un uomo, questo Delia l’ha capito. L’ammirazione verso Amalia, il voler essere come lei, deve fare i conti con un uomo che non la lascia essere se stessa. Così come il padre giudica la madre, Delia ha forse paura di essere giudicata a sua volta. In un susseguirsi di eventi, di rincorse e di liti, Delia capirà chi è stata sua madre e quanto di lei ci sia in Amalia e quando di Amalia ci sia in lei.

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1 commento

Recensione: L'amica geniale di Elena Ferrante · Bully Books 27 Novembre 2018 - 20:35

[…] La tecnica di “partire dalla fine” Elena Ferrante l’aveva già usata in L’amore molesto, romanzo di debutto del quale puoi leggere la recensione qui. […]

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