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Recensione: Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe

di Verdiana Quattrocchi
Marie aspetta Marie

Marie aspetta Marie è la tenace esplorazione della psiche di una donna che riporta alla memoria Virginia Wolf, Jean Rhyms e Marguerite Duras.

Titolo: Marie aspetta Marie (À la recherche de Marie)
Autore: Madeleine Bourdouxhe
Editore: Adelphi
Pagine: 145 p.
Voto: 3/5
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Marie se avesse un figlio, lo amerebbe con tutta la sua carne e tutto il suo cuore, ma non si rattrista né si rallegra della sua assenza. Non desidera un figlio come si ambisce ad un ideale, non ama né il lusso né i ricevimenti, non ha vere amiche, non le piace scegliere la carta da parati, non crede alla felicità…Forse non le piace niente, non aspetta niente…

La trama

Marie ama Jean e Jean ama Marie. Sposati da sei anni, hanno una vita coniugale perfetta. Ma c’è un però, come in tutte le storie che dall’esterno sembrano idilliache, «nessun dio tutela l’amore di una moglie e di un marito». Durante una vacanza in Costa Azzura gli occhi di Marie incrociano quelli di un giovane di vent’anni, quindici anni più giovane di lei.

Spalle sottili e nervose, molto abbronzate. Gambe lunghe, muscolose, ancora più scure di quelle di Marie. Lentamente il suo sguardo sale lungo tutto quel corpo, ne segue tutte le sinuosità, scruta quel giovane corpo. Lui alza le braccia, incrocia i polsi sul viso per proteggere gli occhi dal sole. Com’è giovane…Quali entusiasmi, quali attese, quali speranze pullulano sotto quelle palpebre chiuse?

Dal giorno di un incontro fortuito tra i due, nel quale si manifesta la reciproca attrazione, qualcosa dentro Marie cambia. Comincia a sentirsi viva «soltanto in quel segmento di carne che è il suo polso prigioniero di una mano estranea».  Marie frena la passione durante la vacanza, ma si lascia la possibilità di un incontro futuro. Guarda il giovane allontanarsi, ma stringe in mano un pezzo di carta con scritto: Wagram 17-42.

Una volta tornata a Parigi, Marie si ritrova in una cabina telefonica a comporre WAG uno, sette, quattro, due… Complice l’assenza lavorativa di Jean, rivede quel viso, quegli occhi, quelle spalle. La realtà coincide perfettamente con il ricordo che ha di lui.

La recensione di Marie aspetta Marie

Marie aspetta Marie è stato il secondo libro che ho letto di Madeleine Bourdouxhe.  La lettura ravvicinata con La donna di Gilles, romanzo con cui la scrittrice conobbe il successo, mi ha permesso di cogliere le tematiche che più sono a cuore della Bourdouxhe. In entrambi la scrittrice dimostra di avere una visione, a mio avviso distorta, troppo negativa dell’unione coniugale. Le eroine del romanzo, con le quali non sono riuscita ad entrare in empatia, si annullano una volta aver “ceduto” al vincolo matrimoniale.

La recherche tradotta in italiano come attesa è quella di una donna trentenne che cerca di rimanere fedele a se stessa. Rompe la quotidianità con il marito con il tradimento, Marie preferisce tradire le aspettative altrui anziché quelle di Marie per ritrovare la giovane donna che era prima del matrimonio.

Marie, pagina dopo pagina, fa tutto ciò che gli altri non si aspetterebbero da lei. Una sera sale su una barca, impugna i remi e si allontana dalla riva, vede il colore dell’acqua per la prima volta da anni, aspira l’odore che emana, in quel momento è sola. Quando il marito è fuori città per lavoro lei si gode la città e si sente libera di essere se stessa. Morde avidamente un sandwich tenendolo con tutta la mano, «nessuno la guarda, nessuno si occupa di lei, è felice». Si accende una sigaretta, da sola, senza chiederlo a lui.

Il giovane incontrato in Costa Azzurra non ha nome, non è importante perché non è lui che Marie aspetta. Marie aspetta Marie. Lo capiamo dalle prime pagine nelle quali lei si riconosce in una vecchia foto ritrovata fra le pagine di un libro.

Marie in vestito di lana scozzese, con i capelli dai riflessi ramati trattenuti sulla nuca dal nastro nero. Poi la stessa Marie in un tailleur grigio, che esce dall’aula della Sorbona, guarda l’orologio da polso, si dirige verso l’École centrale. Jean… Abbraccio impetuoso che stritola fragili ossa… Lo amava… E ben presto, una Marie che si annulla, scompare.

Come accade ne La donna di Gilles, si parla di amore, ma neppure qui si manifesta in forme sane e sincere. Marie non sa chi è, come fa a sapere ciò che vuole da una relazione? Infatti non sembra saperlo. E’ una donna che sorride davanti agli amici, ma non riesce a piangere davanti a nessuno. Vivono contraddizioni in lei, ha cura e ogni minima attenzione verso il marito, si percepisce che gli vuole bene. Ma dentro di sé sa che non può andare avanti se prima non conosce se stessa.

Con premesse diverse rispetto la Élisa di La donna di Gilles, l’epilogo non può che esserlo altrettanto. Il tema del suicidio è sempre presente, ma qui è un altro tipo di donna – frivola e spensierata – a togliersi la vita. Marie lavora, ogni giovedì tiene una lezione di latino ad un ragazzo, è un lavoro che le piace e le consente di contribuire al bilancio domestico. Élisa, invece, vive nell’attesa che torni il marito. Mentre Marie non ordina mai acqua, Élisa si muove da casa solo per spiare Gilles. Due donne diametralmente opposte, ma accomunate dalla tenerezza e dal bisogno di silenzio.

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