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Recensione: La straniera di Claudia Durastanti

di Verdiana Quattrocchi

La straniera è il memoir della vita di Claudia periodicamente a contatto con il senso di estraneità da ogni luogo e cultura.

Titolo: La straniera
Autrice: Claudia Durastanti
Editore: La nave di Teseo
Pagine:  p. 285
Voto: 4 / 5
Anno di pubblicazione: 2019
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Nessun significato assume una forma stabile in me, e tutto quello che penso, e quello che poi dico, soffre della trasmigrazione tra paesi diversi, sanguinando proprio come gli astronauti che hanno trascorso troppo tempo nello spazio e quando tornano a casa hanno epistassi continue sotto il sole.

La trama

Claudia è una bambina nata a Brooklyn, una ragazza che impara a leggere in territorio lucano e una giovane donna nell’Inghilterra della Brexit. Claudia viaggia, ma non sembra appartenere ad alcun luogo. Figlia di due genitori sordi si sentirà un’eterna turista con problemi di pronuncia destinata all’incomprensibilità.

Moriamo e sulla nostra tomba forse scrivono il nome di chi abbiamo amato, la professione che abbiamo svolto, la frase di un libro che abbiamo letto molte volte.

Quel che non c’è scritto sulle nostre tombe è la distanza da casa.

La mia recensione di La straniera

La straniera della Durastanti è rientrato nella cinquina del Premio Strega 2019, e io aggiungerei a buon diritto. È, infatti, un libro che mi è piaciuto molto. Si tratta del racconto della vita di Claudia, fatto di tanti piccoli aneddoti, sensazioni e riflessioni. Non c’è un ritmo incalzante, ma solo la voce dolce, di una bambina prima e di una ragazza poi, che ti porta a riflettere sulla condizione dell’estraneità e della disabilità che accomunano tutti noi anche se ancora non lo sappiamo.

I disabili – qualsiasi parola per definirli è insufficiente, inadeguata – sono una maggioranza nascosta: nonostante le macchine e le protesi intente a provare che la morte non esiste, quasi tutti con il tempo perderemo un super potere, che sia la vista, un braccio o la memoria. L’incapacità di fare cose che dovremmo saper fare, l’impossibilità di vedere, sentire, ricordare o camminare non è un’eccezione quanto una destinazione.

Simpatizzare con la protagonista viene spontaneo, sopratutto dopo essere passati dagli strilli ed urla de La più amata di Teresa Ciabatti. Claudia parla apertamente delle proprie vicissitudini con l’ironia che la contraddistingue. Impara a leggere con topolino, a fuggire dalle paure tramite i libri e ad innamorarsi con i telefilm.

«Hey straniero!» è così che gli amici salutavano Dylan McKay in Beverly Hills 90210 quando tornava da qualche viaggio. Ed è così che lui salutava le ragazze che amava. Claudia porta questo messaggio con sé per tutta la vita. Si convince che l’amore arriva con quel principio di estraneità fatto di cose rimaste non dette fra gli amanti. Diversi sono i riferimenti letterari o cinematografici sparsi per questo libro, ma ben piazzati al momento giusto. Riferimenti che si riescono a cogliere al volo e questo legame dato dalla pubblicità, dalla televisione e dalla discografia ci fa sentire tutti un po’ meno stranieri.

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