Home Libri Recensione: Accabadora di Michela Murgia. Non tutte le cose si ascoltano per capirle subito.

Recensione: Accabadora di Michela Murgia. Non tutte le cose si ascoltano per capirle subito.

di Verdiana Quattrocchi

Tzia Bonaria e Maria sono mamma e figlia, per scelta e non per nascita. La prima, anziana e taciturna, ha molto da insegnare, la seconda, piccina e cocciuta, ha sicuramente molto da apprendere. Così Maria imparerà a cucire, il valore dell’onestà e l’umiltà di accogliere sia la vita che la morte.

Titolo: Accabadora
Autore: Michela Murgia
Editore: Einaudi
Pagine:  p. 176
Voto: 5 / 5
Anno pubblicazione: 2014
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Le colpe, come le persone, iniziano ad esistere se qualcuno se ne accorge.

La trama

Maria è una bambina di neppure otto anni, orfana di papà e ultima di quattro figli. Anna Teresa Listru, la madre, non può occuparsi di lei. Tzia Bonaria Urrai, invece, di figli non ne ha potuti avere. Senza conflitti, e con la volontà di ambo le parti, decide di adottare Maria. Così dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra, Maria nasce una seconda volta come Fillus de anima.

Maria sorridendo intuiva che da qualche parte avrebbe dovuto esserci un motivo per piangere, ma non riuscì a farselo venire in mente.

In questa “nuova vita” Maria ha una nuova anima (in questa nuova condizione si perde la terminologia di mamma e figlia e si da spazio a anima e fill’e anima), una stanza tutta per sé e sperimenta l’insolita sensazione di essere importante. Lei e nuova tutrice si conoscono poco, ma fin da subito trovano un’intesa particolare. Il loro rapporto si dovrà basare sull’onestà, è questa una delle prime cose che Tzia Bonaria le insegna, ma ci sono alcune cose che ancora Maria non può capire. La sua nuova anima fa la sarta, la vede cucire per molte ore al giorno e la casa è piena di stoffe e di scampoli, ma qual sia l’altra occupazione, che la tiene spesso lontano da casa la notte, non le viene spiegato.

Maria non rimarrà una bambina per sempre, e alcune cose che in passato non capiva, poi, le saranno chiare. Ma non sempre siamo pronti ad accettare certe verità, ma puntiamo invece il dito verso ciò che non capiamo.

– Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata.

La mia recensione di Accabadora

Ho scelto di leggere Accabadora perché avevo apprezzato molto lo stile di Michela Murgia in un altro suo libro, Chirù (puoi leggere la mia recensione qui). Qui la scrittrice sarda, scrivendo una storia che mi è rimasta nel cuore e nella testa, si conferma essere una delle penne più interessanti della letteratura italiana contemporanea.

Leggendo Accabadora sembra di essere, per alcuni versi, nella Napoli de L’amica geniale descritta da Elena Ferrante (puoi leggere la mia recensione qui), invece siamo a Soreni, nella splendida Sardegna.  La storia non può prescindere dal contesto in cui la scrittrice mirabilmente la colloca. Ci sono pratiche antiche e dimenticate, come la co-genitorialità, così come figure, forse, mai esistite come l’attittadora e l’accabadora che, fuori da quell’ambiente, non potrebbero esistere. A Soreni il gesto dell’accabadora non è il quello di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi.

A Soreni le famiglie si incontrano seguendo le regole della comunità, ed una di queste è la solidarietà. La comunità si aiuta in qualunque momento, e la morte non fa eccezione. L’accabadora è una donna che porta “sollievo” a chi sta per morire o a chi è già morto dentro. Pratica che a tutti gli effetti è assimilabile all’eutanasia. Il tema viene affrontato usando e dosando bene le parole, senza retorica e finti moralismi. Ho interpretato la figura dell’accabadora come quella di una donna che è in grado di liberare l’altro dalla sofferenza, non solo quella fisica, ma sopratutto morale, data da una morte imminente o da una vita priva di speranza. Maria non vuole prendere questa “eredità” ma senza saperlo è già dentro di lei. Di ciò ne darà prova durante la sua parentesi torinese. Questa parentesi ricorda molto quella di Stoccolma in Chirù. Tra piccole curiosità si una città totalmente diversa capiamo che non importa quanto vadano lontano, i protagonisti non possono fuggire da ciò che sono.

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