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Recensione: Chirù di Michela Murgia

di Verdiana Quattrocchi
Chirù

Chirù è una storia di apprendistato, dono, manipolazione e gioventù. Lei maestra, lui allievo, ma entrambi impreparati davanti alla lezione più difficile: quando l’amore smette di essere una forza e diventa un potere?

Titolo: Chirù
Autrice: Michela Murgia
Editore: Einaudi
Pagine:  p. 191
Voto: 4 / 5
Anno di pubblicazione: 2015
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Chirù venne a me come vengono i legni alla spiaggia, levigato e ritorto, scarto superstite di una lunga deriva.

La trama

Eleonora è stata una bambina con un’infanzia controversa divisa tra la sua consapevolezza e l’autorità del padre. Quello che il papà non le perdona da piccola, è quello che trentanni dopo, in una terrazza al centro storico di Cagliari, la spinge ad andare a cena con un ragazzo di diciotto anni che non aveva mai visto prima, un ragazzo di nome Chirù.

Il viso allungato e acerbo non era molto diverso da quello delle mille altre adolescenze che aveva visto nella vita: un crogiolo di contraddizioni in divenire dove brillava la scintilla di un’identità in sospeso tra il già e il non ancora.

Si rivede giovane in quel ragazzo e pensa che sarebbe interessante osservare il suo tragitto. Anche Chirù sente che ha un sacco di cose da imparare e vorrebbe che lei lo accompagnasse anche se ancora non sa bene dove andare. Quello che chiede Chirù però non si può insegnare, ma volendo si può imparare.

Era necessaria un’arroganza senza limiti per immaginare di accostarsi a una persona che non sa dove sta andando e coltivare la presunzione di potergli rendere la vita più chiara.

Teo, Alessandro, Nin hanno provato prima di lui a farsi guidare. Nonostante gli insuccessi del passato Eleonora è convinta che a trentotto anni non ha mai avuto più risorse di così da offrire ad un allievo.

Il divario da docente e discente si assottiglierà sempre di più fino a scoprire che non si è mai troppo grandi per imparare, sopratutto qualcosa su noi stessi.

La mia recensione di Chirù

La scrittura di Michela Murgia ha qualcosa di magico; ha il potere di tenerti incollato alle pagine, senza mai parlare esplicitamente, ma lasciando intendere. Non è chiarito che tipo di istruzione voglia impartire Elena. Non si sa bene, ad esempio, che tipo di persona sia il padre, violento, autoritario e perché arrivi a denunciarlo. Quest’ultimo aspetto, forse, l’avrei approfondito di più. Se ne parla all’inizio, ma nella seconda parte del libro il discorso cade in secondo piano.

Da insegnante posso dire che tante volte è maggiore l’arricchimento che ci danno gli studenti anziché il nostro lascito. Ma siamo disposti ad ammetterlo e ad imparare davvero? Eleonora a trentotto anni pensa di non voler figli e pensa sopratutto di aiutare Chirù senza rimanerne coinvolta, senza far riaffiorare i fantasmi del passato. Ma, alla fine, a cambiare saranno entrambi.

Da un certo punto in poi avevo cominciato a guardare i figli delle altre con la prudenza di con cui si osservano le eclissi, mai troppo a lungo e mai senza filtro.

Grazie al maestro Saro Antonelli, per una di quelle fortune che capitano una volta nella vita, Eleonora inizia a calcare le scene del teatro. Paragonerei, infatti, il libro alla turnè che fa la protagonista, con tappe non nei teatri, ma nei sentimenti.

Tappa a Stoccolma

A spezzare la narrazione è il viaggio che porta Eleonora da Cagliari a Stoccolma. Per questa capitale io ho un debole. Oltre ad aver trascorso parte del mio viaggio di nozze, è la patria di Ingrid Bergman, la cui bellezza e personalità ho sempre ammirato.

In questo caso Michela Murgia ci regala uno spaccato dei paesi nordici, ai miei occhi, totalmente nuovo. La pulizia, l’ordine e l’efficienza possono celare una chiusura nei confronti degli anticonformisti.

Mi diede una lezione su quanto difficile fosse per un’artista dissacrante come lei lavorare in un Paese che aveva escluso lo scandalo dalla gamma dei sentimenti collettivi.

Sono rimasta colpita anche dal fatto che il termine eccellenza sia bandito, in quanto:

Il prezzo dell’eccellenza è il dislivello sociale e lì la disuguaglianza è il diavolo.

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