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Recensione: Shining di Stephen King

di Verdiana Quattrocchi

Shining è la storia di un professore di letteratura inglese, Jack Torrance, che accetta un posto di lavoro come custode di un albergo in Colorado, l’Overlook Hotel. Ma l’albergo si rivelerà una residenza invernale più oscura di quanto si possa immaginare.

Titolo: Shining (The Shining)
Autore: Stephen King
Editore: Bompiani
Pagine: 588 p.
Voto: 4/5
Anno pubblicazione: 1977
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La trama

L’Overlook Hotel è stato costruito tra il 1907 e il 1909 in Colorado. La località più vicina, Sidewinter, è a sessantacinque chilometri e le strade per raggiungerla sono chiuse da ottobre fino ad aprile. Fatta eccezione per il gatto delle nevi, la ricetrasmittente e il telefono, l’albergo in quei mesi è totalmente isolato. Negli anni ’70 la sua custodia, nei mesi in cui si svuota, viene affidata a Jack Torrance e alla sua famiglia: la moglie Wendy e il piccolo Danny di cinque anni. Jack non accetta solo per lo stipendio, ma anche perché l’isolamento potrebbe rivelarsi produttivo ai fini della scrittura della sua commedia.

La fama del’albergo non si limita agli ospiti illustri e alla magnificenza della scrittura, ma anche anche ad alcuni fatti di cronaca. Ullman, il direttore, al momento dell’assunzione, mette in guardia Jack su quella singolare condizione chiamata “mal di capanna“, la quale, complice forse un bicchiere in più di whisky, ha portato il custode di qualche anno prima a sterminare la propria famiglia.

I Torrance scopriranno molto presto di non essere gli unici inquilini dell’Overlook Hotel, nel quale trascorreranno l’inverno più rigido della loro vita.

La mia recensione di Shining

Prima di leggere Shining avevo solo sentito parlare di Stephen King, ma non avevo mai né acquistato né letto un suo libro. Così, in previsione di Halloween, ho deciso di tingere di horror queste sere di ottobre e di far la conoscenza di questo scrittore. Non poteva andare meglio!

La trama è indubbiamente coinvolgente e ben articolata. Non si tratta, a parer mio, di un semplice horror, che vuole incutere suspance o paura, ma di un romanzo che indaga sull’animo umano e sui rapporti interpersonali.

Fin dalle prime pagine sono stata colpita dall’estrema bravura nel descrivere i personaggi attraverso i loro stessi pensieri. Persino l’Overlook Hotel, un protagonista al pari, se non più degli altri, ha delle intenzioni che riusciamo a comprendere fino in fondo. In questa scoperta ci porta Danny, trai i tre, quello dotato della maggiore “sensibilità” e che fin da subito riesce a vedere, seppure non a comprendere (ha solo cinque anni), quello che succederà.

Venendo ai punti che mi sono piaciuti meno. Ho riscontrato qualche problema di traduzione della parola redrum, rimasta invariata, e di shining, tradotto come “aura”. Ho preferito le traduzioni dell’adattamento cinematografico come etrom e luccicanza. Inoltre, non ho apprezzato l’eccessiva prolissità e l’inserimento di aneddoti che spostavano l’attenzione dall’Overlook Hotel. Devo dire però che, dopo aver rivisto il film, quelle descrizioni mi sono mancate moltissimo.

Il personaggio  di Jack Torrance

La famiglia Torrance non ha a che fare solo con delle forze maligne esterne, ma anche interne: rancori, abusi, parole non dette e paure nascoste. Nella particolare circostanza dell’isolamento questi problemi vengono a galla. Le forze del male dell’Overlook Hotel non hanno presa su qualunque inquilino, si insinuano dentro gli animi più deboli e sofferenti. Jack sembra la preda più facile.

Jack Torrance è forse il personaggio più controverso. Jack Nicholson ne ha fatto un’icona nel film di S. Kubrick del 1980, mostrandone il tratto psicotico alla perfezione, ma per nulla quello umano.
Jack Toccance è prima di tutto un papà ed un marito, e non c’è occasione che Danny non ne parli con affetto. Dentro di sé, però, porta un’inquietudine percepita non solo attraverso ricordi dolorosi, ma anche da quel “ghigno” che spesso indossa al posto del sorriso.

Jack sentì che le labbra gli si tendevano in un lento, insolito sogghigno, l’antitesi esatta del sorriso a tutta bocca da pubbliche relazioni.

Fin dall’incipit vediamo come sia bravo a nascondere vizi, problemi e antipatie. Lui e Wendy hanno scarse capacità di comunicazione, ma continuano ad essere legati da molto affetto. Danny è l’unico a conoscerli davvero e ad amarli per quello che sono.

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