Bully Books https://bullybooks.it Libri e Recensioni di Verdiana Quattrocchi Thu, 25 Dec 2025 18:09:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.21 La signora di Wildfell Hall e l’illusione di poter cambiare un uomo https://bullybooks.it/libri/la-signora-di-wildfell-hall-e-lillusione-di-poter-cambiare-un-uomo/ https://bullybooks.it/libri/la-signora-di-wildfell-hall-e-lillusione-di-poter-cambiare-un-uomo/#respond Wed, 10 Dec 2025 11:04:17 +0000 https://bullybooks.it/?p=1611 Quando si parla delle sorelle Brontë, Anne è spesso la più sottovalutata.Eppure La signora di Wildfell Hall (1848) è uno dei romanzi più lucidi…

L'articolo La signora di Wildfell Hall e l’illusione di poter cambiare un uomo proviene da Bully Books.

]]>
Quando si parla delle sorelle Brontë, Anne è spesso la più sottovalutata.
Eppure La signora di Wildfell Hall (1848) è uno dei romanzi più lucidi e scomodi della letteratura ottocentesca: non per l’eccesso di passione alla Cime tempestose — che resta forse il più disturbante — ma per il modo diretto e realistico con cui racconta un matrimonio fondato sul controllo, non sull’amore.

Se in Cime tempestose la possessione è travestita da sentimento assoluto, qui Anne Brontë smaschera senza romanticismi ciò che resta quando l’amore non c’è: potere, dominio, annullamento.

Titolo: La signora di Wildfell Hall
Autore: Anne Brontë
Anno prima edizione originale: 1848
Acquistalo su Amazon: La signora di Wildfell Hall

Una struttura a incastro che prepara la rivelazione

La storia inizia nell’autunno del 1827 ed è narrata da Gilbert Markham attraverso lettere indirizzate a un amico.
All’interno di questa cornice epistolare si inserisce il diario di Helen Graham, la misteriosa donna che arriva in un villaggio di campagna con il figlio di cinque anni e prende in affitto la solitaria Wildfell Hall.

Helen colpisce subito per il suo portamento riservato e per un aspetto che non cerca di piacere: capelli scuri ricci e lucidi, un’acconciatura ormai fuori moda, uno sguardo spesso basso, tratti dolci ma una bocca sottile, segno di un temperamento tutt’altro che arrendevole. È una donna che osserva più di quanto parli — e che sa difendere i propri confini.

Helen: l’illusione di poter cambiare un uomo

Cresciuta sotto la tutela degli zii dopo la morte della madre e l’assenza del padre, Helen viene educata all’idea che il matrimonio debba essere una scelta morale. La zia desidera per lei “un uomo veramente buono” e diffida fin da subito di Arthur Huntingdon.

Helen, invece, sceglie di credergli.
Non perché non veda i segnali d’allarme, ma perché — come molte donne dopo di lei — pensa di poterli compensare con amore, pazienza, esempio. E così, poco alla volta, si adatta a lui: cambia modo di vestire, di vivere, di frequentare il mondo. Lo segue a Londra nonostante sia stanca del caos, convinta che lui soffra quanto lei, solo in modo inconsapevole.

Per compiacerlo dovetti violare le mie predilezioni e principi quasi radicati.

È uno degli inganni più dolorosi del romanzo: non è vero che Arthur soffre allo stesso modo.

Arthur Huntingdon: il ritratto di un uomo abusante

È nella natura della donna essere costante, amare una persona e una sola, ciecamente, teneramente e per sempre.»

Arthur non è semplicemente infedele o dissoluto: è un uomo che concepisce il matrimonio come possesso. Minimizza i propri tradimenti, ma reagirebbe con violenza se li subisse; accusa Helen di infrangere i voti matrimoniali quando lei osa giudicarlo; usa il linguaggio dell’“onore” e dell’“obbedienza” per silenziarla; giustifica la propria incostanza come naturale prerogativa maschile e pretende dalla moglie una fedeltà cieca e incondizionata.

Diceva che lo trascinavo io in quella vita con la mia condotta innaturale e poco femminile.

Quando Helen smette di essere uno specchio compiacente e diventa una coscienza morale, Arthur ribalta la colpa, la umilia, la controlla economicamente, le sottrae ogni spazio di autonomia e arriva a distruggere simbolicamente e materialmente ciò che potrebbe renderla indipendente.

Mi ha circondata con un muro, perché io non possa uscire. Ha reso più pesante la mia catena.

Non agisce per amore, ma per paura dell’autonomia altrui: Helen non è una moglie da amare, ma una volontà da spezzare. Anne Brontë anticipa con impressionante precisione la logica dell’abusante: se tu non fossi così, io non mi comporterei così.

Era gradevole sentirsi considerata un oggetto d’amore, ma ho pagato cara tale gratificazione.

Hargrave: la pressione gentile e la partita a scacchi

Accanto alla violenza esplicita di Arthur, Anne Brontë introduce una figura più ambigua e per questo più insidiosa: Walter Hargrave. Hargrave non impone, non minaccia, non alza la voce. Attende. Si rende disponibile. Si propone come confidente proprio nei momenti in cui Helen è più sola e vulnerabile. Ma Helen non è ingannata da questa apparente delicatezza e, anzi, richiama alla memoria un episodio rivelatore: la partita a scacchi.

«Dovevo ricordare la partita di scacchi.»

Non è un dettaglio narrativo casuale. In quella scena Helen aveva già colto la sfacciataggine dello sguardo, il piacere sottile della conquista, il desiderio mascherato da rispetto. Il gioco diventa così una metafora trasparente: Hargrave non dialoga, manovra.

Quando Helen nota che Hargrave “attende tutto il giorno”, capisce che non si tratta di una coincidenza, ma di una strategia.

«Non che io temessi ciò che mi avrebbe potuto dire…»

La sua paura non è per le parole, ma per ciò che esse nascondono: le “offensive consolazioni”, la falsa premura di un uomo che approfitterebbe del dolore altrui per avvicinarsi. Hargrave vuole “parlare”, ma il suo parlare è un’invasione.

«Egli era lì, in attesa, per cogliere l’occasione.»

Helen rifiuta quell’intimità non richiesta, anche quando farlo significa apparire ingrata o scortese. È una scelta tutt’altro che semplice, soprattutto in un contesto sociale che pretende dalle donne disponibilità e riconoscenza. Ma proprio in questo rifiuto silenzioso si rivela la sua forza: Helen comprende che non ogni gentilezza è innocente, e che anche la premura può diventare una forma di pressione. Hargrave non è un antagonista dichiarato, ma un uomo desiderante che non rispetta davvero i confini — ed è questa ambiguità a renderlo così inquietante.

Il punto più basso e la svolta

Il momento in cui Arthur legge il diario di Helen, le confisca il denaro, brucia la sua attrezzatura da pittrice e minaccia l’unica alleata che le resta è il punto più oscuro del romanzo. È la negazione totale dell’identità, della libertà e perfino della maternità, usata come strumento di ricatto. Eppure, proprio lì nasce la svolta.
Helen tocca il fondo, ma non si spezza. Impara una durezza che non le apparteneva, una calma forgiata dalla disperazione. Non diventa fredda: diventa lucida.

La mia natura non era calma in origine; ho imparato ad apparire così a forza di dure lezioni. […] Una simile durezza si impara solo con la cruda esperienza e la disperazione.

Le altre donne e le alternative possibili

Accanto a Helen, Anne Brontë costruisce un mosaico femminile significativo: Millicent, intrappolata in un matrimonio infelice; Esther, ancora giovane ma già consapevole del rischio di cedere a pressioni familiari; donne che mostrano quanto spesso la scelta non sia davvero una scelta.

Interessante, in contrasto, è la figura di Hattersley, il marito di Millicent: l’unico uomo del romanzo che sembra capace di cambiare, ma solo perché accetta la responsabilità delle proprie azioni. Un’eccezione che conferma la regola.

Un romanzo che non consola

La signora di Wildfell Hall non è una lettura rassicurante.
Non promette redenzioni facili né amori salvifici. Mostra invece, con estrema chiarezza, che non tutti gli uomini possono essere cambiati, e che insistere può significare per una donna perdere sé stessa.

Helen Graham è una protagonista modernissima perché:

  • riconosce la manipolazione;
  • rifiuta il sacrificio come virtù;
  • sceglie la solitudine piuttosto che una falsa sicurezza;
  • difende la propria dignità anche quando costa tutto.

Ed è forse per questo che, ancora oggi, questo romanzo continua a parlare con una voce sorprendentemente attuale.

L'articolo La signora di Wildfell Hall e l’illusione di poter cambiare un uomo proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/libri/la-signora-di-wildfell-hall-e-lillusione-di-poter-cambiare-un-uomo/feed/ 0
Recensione: Delitto e castigo https://bullybooks.it/libri/recensione-delitto-e-castigo/ https://bullybooks.it/libri/recensione-delitto-e-castigo/#respond Thu, 13 Jul 2023 12:02:39 +0000 https://bullybooks.it/?p=1587 In Delitto e castigo l’uomo oltrepassa i suoi confini, uccidendo, ma l’arbitrio non ha mutato ancora totalmente la natura umana, eroe delle memorie del…

L'articolo Recensione: Delitto e castigo proviene da Bully Books.

]]>
In Delitto e castigo l’uomo oltrepassa i suoi confini, uccidendo, ma l’arbitrio non ha mutato ancora totalmente la natura umana, eroe delle memorie del sottosuolo, Raskol’nikov, pone problemi ed enigmi.

Titolo: Delitto e castigo
Autore: Fëdor Dostoevskij
Anno prima edizione originale: 1866
Acquistalo su Amazon: Mondadori classici, Feltrinelli, Einaudi, Newton Compton Editori

La trama

La dialettica tragica del desiderio di Memorie del sottosuolo, in Delitto e castigo sfocia nell’atto. Questo romanzo è il rendiconto psicologico di un crimine commesso dal giovane studente Rodiòn Romànovič Raskol’nikov. Sotto l’idea di essere un uomo superiore, decide di uccidere un pinocchio nocivo per la società: la vecchia, avida e sgradevole usuraia Alëna Ivanovna.

“Ma la vecchia è solo una sciocchezza!” pensava con ardore e impeto. La vecchia potrebbe anche essere un errore, non è lei il punto! La vecchia era solo una malattia… Volevo solo varcare il confine al più presto… e non ho ucciso un essere umano, ho ucciso un principio!

La mia recensione di Delitto e castigo

Delitto e castigo mette in campo pochi elementi spazio temporali: San Pietroburgo con piazza Sennaja e i 14 giorni di naufragio psicologico del criminale. La città in Dostoevskij è solo l’atmosfera dell’uomo, soltanto un momento del tragico destino dell’uomo, la città è impregnata dall’uomo ma non ha un’esistenza autonoma, è solo lo sfondo dell’uomo. Ad accompagnare questa storia fintamente “gialla” non mancano colpi di scena, episodi violenti (assassinio, stupro, suicidio), deliri e sogni allucinanti, nei quali la coscienza disegna ciò di cui non parla.

Per Dostoevskij, grande antropologo e studioso della natura umana, l’uomo procede nella via della libertà, ma la libertà si muta in schiavitù. L’immanente principio divino colpisce la coscienza umana, consumando l’uomo. Raskol’nikov non è un eroe negativo ma solo un personaggio disorientato che, fuorviato da un’ideologia portatrice di morte, sperimenta la sua libertà attraverso il Male, Male che nasce insieme all’idea di essere uomini superiori, cui tutto è permesso, e si palesa con l’omicidio. Fa riflettere il fatto che prima chiami l’atto quella cosa, solo una volta compiuto prenda il nome di omicidio.

«Basta così!» disse con decisione e solennità. «Bando ai miraggi, bando alle finte paure, bando ai fantasmi!… C’è la vita! Forse che adesso non stavo vivendo? Non è morta la mia vita assieme a quella della vecchia! A lei il regno dei cieli, e basta, madre santa, adesso è tempo di pace! Il regno della ragione e della luce, adesso, e… e della volontà, e della forza… e staremo a vedere! E vedremo chi avrà la meglio!»

Il passaggio all’atto dell’omicidio appare necessario per la rinascita del personaggio, una morte e una resurrezione che dev’essere vissuta prima di rinascere in un nuovo Io al pari dell’uscita di Lazzaro dalla tomba (passo del Vangelo presente all’interno del romanzo). Analizzando tutto il percorso di crescita spirituale di Raskol’nikov, il castigo non risiede tanto nel senso di colpa per un reato ignobile, quanto nella difficoltà a giungere ad un reale pentimento.

Oh, come sarebbe stato felice se avesse potuto incolpare se stesso! In quel caso avrebbe sopportato qualsiasi cosa, persino la vergogna e il disonore. Ma, per quanto si giudicasse con severità, la sua coscienza esasperata non trovava alcuna colpa particolarmente terribile nel suo passato.

Il pentimento non si può raggiungere da soli secondo Dostoevskij, ma è il frutto di uno sguardo compassionevole. Qui subentra il ruolo dei personaggi femminili. 

Il punto di forza di Delitto e castigo: i personaggi

In Delitto e castigo, privo sia dell’incanto dell’amore sia dell’armonia familiare, alla figura femminile non è riservato un posto indipendente. Lui scopre solo il tragico cammino del personaggio maschile, la donna ha una gran parte in questo cammino, ma è solo lusinga e passione dell’uomo. Seppur subordinato il ruolo, la personalità non viene intaccata. La sorella di Raskol’nikov, Dunja, ha la forza di decidere del suo destino, dando un grande esempio di femminismo sottraendosi alle lusinghe di tutti quegli uomoni che vorrebbero assoggettarla.

Dostoevskij prende l’uomo in quel momento del destino in cui si sono scosse tutte le fondamenta della vita. Non esistono personaggi totalmente positivi o negativi, forse solo Razumichin, l’amico leale e proattivo che tutti vorremmo avere.

Mentire alla propria maniera è quasi meglio che dire una verità che appartiene ad altri; nel primo caso tu sei una persona, ma nel secondo sei soltanto un pappagallo!

Sonja, ad esempio, costretta ad un lavoro disonorevole agli occhi della società, mostra un animo puro e altruista. Dall’altra parte Svidrigajlov, uomo dalla munifica carità, viene accusato di omicidio e pedofilia. Se la libertà di Raskol’nikov porta al delitto, quella di Svidrigajlov dissolve la personalità. In lui è dipinta la degenerazione della personalità umana, la personalità rovinata dalla sensualità sfrenata.

Non tra i miei classici preferiti…ma…

Pur non annoverando Delitto e castigo fra i miei romanzi classici preferiti, non posso ignorare che una volta terminato i personaggi e i temi trattati abbiano permeato la mia pelle in maniera indelebile. Libro non filosofico, ma dalle premesse filosofiche, non può lasciare indifferenti in quanto pone interrogativi universali. Sento proprio il bisogno di leggere altre opere di Dostoevskij per provare a comprendere ancor meglio il suo pensiero.

Forse durante la lettura quello che mi ha “distratta” è stato il modo in cui l’ha fatto. Il narratore lascia molto spazio ai dialoghi e ai monologhi, ed è attraverso i racconti degli stessi personaggi che si scoprono le loro vite. Questo, che per alcuni potrebbe anche essere un punto di forza, a me ha in alcuni punti annoiata.

L’audiolibro

audionotes

audionotes edito Emons Edizioni

Ho anche questa volta ho accompagnato la lettura i cartaceo ascoltando l’audiolibro di Delitto e castigo edito Emons Edizioni. 26 ore lette magistralmente da Paolo Pierobon, voce che avevo già apprezzato in Dracula, con un’introduzione di Anna Zafesova.

L’audiolibro è disponibile in audionotes, un quadernino in cui troverete il qrcode con cui ascoltarlo, l’introduzione scritta e delle pagine bianche comodissime per prendere appunti. Lo potete anche ascoltare sia su Audible, sia su Storytel.

L'articolo Recensione: Delitto e castigo proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/libri/recensione-delitto-e-castigo/feed/ 0
Il signore delle mosche citato in Pretty Little Liars https://bullybooks.it/libri/il-signore-delle-mosche-citato-in-pretty-little-liars/ https://bullybooks.it/libri/il-signore-delle-mosche-citato-in-pretty-little-liars/#respond Wed, 31 May 2023 18:23:19 +0000 https://bullybooks.it/?p=1577 Ne Il signore delle mosche un gruppo di ragazzini sopravvive ad un disastro aereo su un’isola deserta. Il retaggio culturale gli impone di cercare…

L'articolo Il signore delle mosche citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
Ne Il signore delle mosche un gruppo di ragazzini sopravvive ad un disastro aereo su un’isola deserta. Il retaggio culturale gli impone di cercare una forma di governo, l’istinto primordiale di sopravvivere, a qualunque costo.

Titolo: Il signore delle mosche (Lord of the flies)
Autore: William Golding
Editore: Mondadori
Pagine: 229
Anno prima edizione originale: 1954
Acquistalo su Amazon: copertina flessibile

Ho letto Il signore delle mosche grazie alla mia challenge di lettura ispirata dalla serie tv Pretty Little Liars (#PLLBookChallenge) di cui vi parlo in questo articolo. Vi lascio di seguito l’estratto della serie tv in cui se ne parla (Puntata S03*16).

La mia recensione de Il signore delle mosche

William Golding sospinge a forza verso dimensioni atemporali e in un certo senso rarefatte. Nel romanzo non si fa riferimento a luogo e tempo precisi. Egli stesso ha, infatti, in più di una circostanza, fatto riferimento per definire la propria scrittura al genere della «favola morale» ed ai rapporti che un simile modello stabilisce coi riti e miti del mondo occidentale.

Il signore delle mosche è un grande romanzo d’atmosfera in cui a fare da padrone sono i personaggi, isola compresa. Il romanzo mantiene dall’inizio alla fine una tensione emotiva nella quale a sfidarsi sono l’homo abilis e l’homo sapiens.

C’era ancora uno spazio intorno a Henry, un diametro di oltre cinque metri, in cui non osava tirare. Qui, invisibile eppure ancora forte, resisteva il tabù della vecchia vita. Intorno al bambino accovacciato c’era la protezione dei genitori e della scuola, dei poliziotti e della legge. Il braccio di Roger rimaneva condizionato da una civiltà che di lui nulla sapeva e che era in rovina.

Questi ragazzi, alcuni ancora bambini, potrebbero avere paura di qualunque cosa, eppure ciò che devono temere principalmente sono le persone. Il male non viene dall’esterno, come ne L’isola di corallo di Robert M. Ballantyne, ma dall’interno. La scrittura si origina da un imperativo etico: mostrare agli uomini del nostro tempo il buio (darkness è parola chiave nel suo macrotesto), il motivo per cui il titolo utilizza uno degli appellativi biblici del diavolo, Il signore delle mosche, risulta presto chiaro al lettore.

Di contro, però, i bambini hanno qualcosa di freddo, di meccanico, si dovrà aspettare la protagonista del romanzo di Doris Lèssing, Memorie di una sopravvissuta, per avere un quadro incredibile ed impressionante del male così come esso si attiva, prima ancora di farsi parola, in una mente infantile.

L'articolo Il signore delle mosche citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/libri/il-signore-delle-mosche-citato-in-pretty-little-liars/feed/ 0
Denti bianchi di Zadie Smith https://bullybooks.it/libri/denti-bianchi-di-zadie-smith/ https://bullybooks.it/libri/denti-bianchi-di-zadie-smith/#respond Sun, 28 May 2023 16:01:20 +0000 https://bullybooks.it/?p=1549 Denti bianchi di Zadie Smith è un bellissimo romanzo d’esordio, epico-comico, sullo scontro delle culture e delle generazioni, sull’eterna lotta fra desiderio di libertà…

L'articolo Denti bianchi di Zadie Smith proviene da Bully Books.

]]>
Denti bianchi di Zadie Smith è un bellissimo romanzo d’esordio, epico-comico, sullo scontro delle culture e delle generazioni, sull’eterna lotta fra desiderio di libertà e bisogno di appartenenza in una Londra in cui l’estremismo è all’ordine del giorno.

Titolo: Denti bianchi
Autore: Zadie Smith
Editore: Mondadori
Pagine:  p. 552
Anno prima edizione originale: 2000
Acquistalo su Amazon: edizione Mondadori (brossura)

«lo stesso ho delle difficolta. in questo paese, tutti abbiamo delle difficoltà, in questo paese che per noi è allo stesso tempo nuovo e vecchio. Siamo persone scisse, non è vero?»

«Siamo tutti persone scisse. Personalmente, metà di me vorrebbe starsene seduta pacificamente con le gambe incrociate, a lasciare scivolare via tutte le cose che non riesce a controllare. Ma l’altra metà vorrebbe combattere la guerra santa. Jihad!

La trama

L’amicizia tra Alfred Archibald (Archie) e Samad Miah Iqbal dura dal 1945, anno in cui si trovavano entrambi sullo stesso carro armato Churchill durante il conflitto tra Inghilterra e Germania. Nel 1973, dopo trent’anni di lontananza, condividono lo stesso quartiere di Londra. Famiglia per metà giamaicana e testimone di Geova quella del primo e interamente bengalese e mussulmana quella del secondo. “Interamente” si fa presto a dirlo dal momento che uno dei gemelli di Samad, Millat, preferisce farsi chiamare Mark Smith e ascoltare Michael Jackson e Bruce Springsteen. A questo quadro culturale e religioso già colorito si aggiunge la famiglia Chalfen, londinesi da diverse generazioni che si comportano come il tipico colonizzatore europeo: devono educare il “selvaggio”.

La mia recensione di Denti bianchi

«Da dove vengo io» disse poi «uno vuole conoscerla, la ragazza, prima di sposarla.»

«Da dove vieni tu, le verdure si cuociono finché non cadono a pezzi» disse Samad, asciutto. «Ma questo non significa che è una buona idea.»

Archie e Samad, nella loro diversità, ci danno la cifra stilistica di Zadie Smith: una montagna russa tra ironia e dramma. Archie non è in grado di prendere decisioni e porta sempre con se una monetina. La sua vita è costantemente in bilico tra una testa e una croce. Samad è un bengalese perennemente in conflitto tra i suoi impulsi sessuali e i divieti della sua religione. Al primo sono da collegare i momenti più esilaranti del romanzo, al secondo quelli più drammatici.

I due patriarchi condividono non solo il loro rifugio, la Sala da biliardo del bar O’ Connell, ma anche le preoccupazioni verso il futuro dei figli. Più cercano di indirizzarli verso le loro origini, più essi le rinnegano. Il cambio di nome di Millat, il preferire l’Inghilterra al Bangladesh di Magit e il baratto della chioma afro di Irie per una rossa e liscia sono solo i segni più visibili.

A mediare tra i due, la famiglia Chalfen, che personalmente mi ha regalato solo momenti di orticaria. Sono un chiaro rimando ai colonizzatori inglesi, sempre impegnati a dare fede cristiana e guida morale agli indigeni. Dannatamente fastidiosi nel loro volersi mostrare perfetti e perennemente nel giusto. Si riferiscono a se stessi con verbi, sostantivi e aggettivi (chalfenisti ?!?), con una madre col vizio di fare analogie tra persone e fiori e con un padre nel mirino degli animalisti per i suoi studi sul DNA ricombinante.

La lettura di queste 552 pagine è puro godimento. Zadie Smith ha la capacità di raggiungere picchi di tensione emotiva per poi smorzarli, in maniera estremamente ironica, con un’immagine quasi cinematografica per la vividezza di suoni ed espressioni. Più volte si arriva alla soglia di un omicidio, un suicidio o un attentato, eppure il lettore ne esce sempre con un sorriso.

Il finale non tradisce questa sua peculiarità, ma sicuramente tradisce le alte aspettative del lettore. Un po’ troppo frettoloso, avrei gradito qualche capitolo in più per approfondire l’epilogo di alcune situazioni e godere ancora della sua straordinaria penna. Se penso che questo è un esordio ancora stento a crederci.

Ma cosa c’entrano i Denti?

I denti si prestano benissimo come analogia per tanti messaggi che vuole lasciare al lettore Zadie Smith. Io ne ho trovati alcuni, ma ogni lettore ne troverà di diversi.
-Nella vita non ci sono seconde possibilità, la dentizione, una volta persa, non ricresce, e lo sa bene uno dei personaggi;
-I segreti vengono fuori al momento giusto come i denti del giudizio;
-Il primo gesto di intimità tra due persone è lasciare il proprio spazzolino nel bagno dell’altro.

L'articolo Denti bianchi di Zadie Smith proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/libri/denti-bianchi-di-zadie-smith/feed/ 0
Il mondo nuovo citato in Pretty Little Liars https://bullybooks.it/libri/il-mondo-nuovo-citato-in-pretty-little-liars/ https://bullybooks.it/libri/il-mondo-nuovo-citato-in-pretty-little-liars/#respond Sun, 30 Apr 2023 07:02:28 +0000 https://bullybooks.it/?p=1517 Aldous Huxley con Il mondo nuovo ci regala uno sguardo al futuro che contiene la migliore analisi possibile del presente. Titolo: Il mondo nuovo…

L'articolo Il mondo nuovo citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
Aldous Huxley con Il mondo nuovo ci regala uno sguardo al futuro che contiene la migliore analisi possibile del presente.

Titolo: Il mondo nuovo (Brave New World)
Autore: Aldous Huxley
Editore: Mondadori
Pagine: 471
Anno prima edizione originale: 1932
Acquistalo su Amazon: ed. illustrata, copertina flessibile

Probabilmente non avrei mai letto Il mondo nuovo senza la mia challenge di lettura ispirata dalla serie tv Pretty Little Liars (#PLLBookChallenge) di cui vi parlo in questo articolo. Mi fa sorridere il fatto che i libri di questa challenge siano collegati tra di loro. Come ne Il giovane Holden veniva citato Addio alle armi di E. Hemingway, tappa di giugno, qui si anticipa la tappa di luglio: La tempesta di W. Sheakeapeare.

Il libro lo prende in mano Aria nella puntata S03x12 nell’appartamento di Mr Fitz. Vi lascio di seguito l’estratto.

Il mondo nuovo

Come sarebbe bello se non si dovesse pensare alla felicità.

Ne Il mondo nuovo tutti sono felici. Sempre. A contribuire a questo imperituro stato emotivo c’è il soma, una pillola senza effetti collaterali, che cancella ogni turbamento. In questo mondo le persone vivono apparentemente una vita perfetta, fatta di vicende rassicuranti, accuratamente predisposte da «ingegneri emotivi», ma a che prezzo? Cittadini robotizzati, riprodotti in serie e divisi in classi sociali i cui ruoli sono stabiliti dal Centro per l’incubazione fin dalla loro creazione. Individui la cui coscienza critica è addormentata, schiavi di una società votata al mito dell’Efficienza e della Produzione: e vana sarà la lotta del selvaggio, che è ancora legato al superato culto del Libro e dei sentimenti, per sostituirli con la lettura di un’opera ormai incomprensibile e assurda come l’Otello.

«Perché non fa leggere loro l’Otello?»

«Perché il nostro mondo non è il mondo di Otello. Non si possono fare delle macchine senza acciaio, e non si possono fare delle tragedie senza instabilità sociale. Adesso il mondo è stabile. La gente è felice; ottiene ciò che vuole, e non vuole mai ciò che non può ottenere. Sta bene; è al sicuro; non è mai malata; non ha paura della morte; è serenamente ignorante della passione e della vecchiaia; non è ingombrata né da padri né da madri; non ha spose, figli o amanti che procurino loro emozioni violente; e condizionata in tal modo che praticamente non può fare a meno di comportarsi come si deve. E se per caso qualche cosa non va, c’è il soma… che lei getta via, fuori dalle finestre, in nome della libertà, signor Selvaggio. Libertàl»

La mia recensione de Il mondo nuovo

George Orwell e il suo clamoroso successo di 1984 (puoi leggere la mia recensione qui) hanno finito con il relegare Il mondo nuovo e le altre anti-utopie, come La macchina del tempo di H. G. Wells e Noi di E.I. Zamjatin, in un cono d’ombra.

Eppure io credo che Il mondo nuovo sia invecchiato ancora meglio di 1984. Nel libro di Orwell il lettore ha ben chiaro dall’inizio di non volersi trovare un giorno vittima di un grande occhio che lo spia, in una società controllata quasi esclusivamente dal castigo e dal timore di esso. Nel mondo di Huxley il castigo è raro e mite. In realtà si tratta di una celata manipolazione, non violenta, fisica e psicologica.

Aldous Huxley la definisce favola, forse per l’intento in qualche modo moralistico, ma quello che si trova davanti il lettore è un incubo grottesco. In Brave New World si affronta, con scintillante arguzia, il problema: se i progressi tecnologici dovessero portare alla creazione di un mondo in cui ogni individuo fosse perfettamente adattato all’ambiente da non essere più soggetto ad alcuno sforzo morale, sparirebbe e con essa le virtù tradizionali, i tradizionali metri di valutazione della personalità.

Più sfogliavo le pagine e più capivo che il mondo descritto è molto simile al nostro. Questa manipolazione delle forze non razionali (impulsi, istinti, desideri, aspirazioni, sensazioni ed emozioni) non sta portando ad un celato totalitarismo perfetto? Perfetto perché anche il cittadino ne è complice. Nel Mondo nuovo, la mente dell’uomo, dalla prima infanzia, è costituita solo da cose “suggerite”, come i bisogni “indotti”, dalla politica del: «è meglio buttare che aggiustare». Un esempio è il condizionare la massa ad utilizzare apparati complicati per praticare sport all’aria aperta o bandire la solitudine, e con essa, tutti i divertimenti solitari come la lettura.

Non si può consumare molto se si resta seduti a legger libri.

Il Grande fratello di Orwell soddisfa la sua brama di potere infliggendo dolore agli altri, Il Mondo nuovo lo fa in modo non meno umiliante. Vuole solo che i cittadini non diano fastidio, non pensino, e quale modo migliore se non legalizzando una certa forma di libertà sessuale? Un mondo fatto di pseudo-cose (pseudo-spumante ad esempio) e di succedanei (s. di gravidanza, s. di violenta passione) che insieme al soma non costituiscono un vizio personale, ma sono un’istituzione politica. Dietro tutta questa rincorsa alla felicità (di chi poi? forse non la nostra) si cela una delle armi più potenti dell’arsenale del dittatore.

L'articolo Il mondo nuovo citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/libri/il-mondo-nuovo-citato-in-pretty-little-liars/feed/ 0
Eugenie Grandet https://bullybooks.it/libri/recensione-del-romanzo-eugenie-grandet-di-honore-de-balzac/ https://bullybooks.it/libri/recensione-del-romanzo-eugenie-grandet-di-honore-de-balzac/#respond Fri, 21 Apr 2023 14:54:41 +0000 https://bullybooks.it/?p=1461 Eugenie Grandet, secondo volume del ciclo di romanzi Comedie humaine di Honore De Balzac, è il ritratto fedele della società francese di fine ‘800 in…

L'articolo Eugenie Grandet proviene da Bully Books.

]]>
Eugenie Grandet, secondo volume del ciclo di romanzi Comedie humaine di Honore De Balzac, è il ritratto fedele della società francese di fine ‘800 in tutti i suoi aspetti. Una società in cui le persone vengono pesate in base all’oro che posseggono, la giovane e inesperta Eugenie, figlia del personaggio letterario più avaro di tutti i tempi, si contraddistingue per la sua semplicità, spontaneità e gentilezza.

Titolo: Eugenie Grandet
Autore: Honore De Balzac
Editore: Mondadori
Pagine:  p. 252
Anno prima edizione originale: 1833
Acquistalo su Amazon: edizione Mondadori

Lo scrittore: Honore De Balzac

Quattro uomini avranno avuto una vita immensa…: Napoleone, Cuvier, O’Connel, ed io voglio essere il quarto. (Honore De Balzac).

Nella letteratura francese il passaggio dall’ideale al reale è aperto da un grande narratore romantico, Honore De Balzac (1799-1850), che trae gli strumenti per leggere in modo nuovo il reale.

Leggendo Eugenie Grandet il primo pensiero è stato: mi ricorda tanto Madame Bovary! Non a caso molti ritengono che senza Balzac non ci sarebbero stati né Flaubert né Zola, non tanto nel dare ricette sul modo di scrivere, quanto sul mettere in luce realtà finora taciute.

Purtroppo la sua vita è stata costellata di insuccessi. Se con la sua fantasia rende i suoi personaggi ricchi o miserevoli con un’incredibile padronanza delle leggi che reggono gli affari e l’economia, lui è un uomo perennemente in lotta con il problema di vivere negli agi, sempre alle prese con i debiti, legato alla benevolenza o all’indulgenza degli amici.

Il punto di forza del romanzo: i protagonisti

La società non fa forse dell’uomo, a seconda dei luoghi dove si svolge la sua azione, tanti uomini diversi quante sono le specie della società umana, tanti uomini diversi quante sono le specie della zoologia?

Non è il pensiero a fare la grandezza di Balzac: è la sua conoscenza dei meccanismi sociali e la sua aderenza al reale. Egli stesso si definisce analista e pittore della città contemporanea. Questa realtà è rappresentata dai suoi personaggi, che ci «appaiono subito irti nelle loro caratteristiche» (Henry James).

I personaggi principali: Eugenie, monsieur e madame Grandet, la domestica Nanon (donna corpulenta “addestrata” da Grandet a risparmiare fino all’ultimo centesimo) e il cugino Charles che viene da Parigi e che ci regala il più grande colpo di scena del romanzo.

Eugenie incarna la tipica vittima moderna. Attirata dal bel giovane Charles, lo ama e lo protegge. Ma non è ancora una Madame Bovary. Riesce a trovare una sua strada senza farsi annientare dalle sofferenze. Balzac a differenza di Flaubert non è impassibile e impersonale, guarda Eugenie con affetto tanto quanto con sospetto Charles.

La pietà.

In questo sentimento sublime, la donna è superiore all’uomo; è l’unica superiorità ch’ella voglia far avvertire, l’unica ch’ella perdoni all’uomo di lasciarle esercitare su di lui.

Monsieur Grandet, padre di Eugenie, cita frequentemente Napoleone, modello degli ambiziosi «arrivati». Le parti più esilaranti sono legate proprio a lui. Ometto intelligente e speculativo, fa vivere la famiglia nella totale indigenza, per lui il denaro non si spende: si investe o si accumula, finge persino di essere sordo e balbuziente per confondere l’interlocutore durante gli affari.

Gli avari non credono in una vita futura, per loro il presente è tutto. Questa considerazione getta una luce orribile sulla nostra epoca, nella quale più che in qualsiasi altra il denaro domina le leggi, la politica, i costumi. Istituzioni, libri, uomini, dottrine, tutto cospira a minare quella fede in una vita futura su cui da milleottocento anni poggia l’edificio della società. La morte è un trapasso poco temuto. Il futuro che ci attendeva dopo il requiem è stato trasferito al presente. Tutti pensano a raggiungere per fas et nefast? il paradiso terrestre del lusso e dei vani godimenti, a indurire il cuore e a macerare il corpo per il possesso di beni effimeri, come un tempo sì pativa il martirio della vita per il possesso di beni eterni!

Un protagonista invadente. Il denaro

Balzac, diverso in questo da altri romantici, non concede all’amore un posto di primo piano tra le passioni. Protagonista piuttosto invadente de La Commedia Umana è piuttosto il denaro.

Le frequentazioni del giovane Balzac sono agiati borghesi la cui filosofia si basa su due verità essenziali, la prima è che il denaro è l’«unico dio moderno in cui si abbia fede» (La cugina Bette), la seconda è che il lavoro, e non il genio o i diritti ereditari, a decidere tutto; niente è regalato.

Per Balzac il denaro non è né bene né male, ma semplicemente una forza, che può usarsi in vari modi.

Anche Eugenie Gradet, tra gli eroi puri di Balzac, deve fare i conti con il suo potere, e a volte soccombe, in un significativo coincidere della loro purezza con l’incapacità negli affari e nell’amministrazione della vita quotidiana.

Lo stile

Il ritmo del romano è incalzante, complice la mancanza di capitoli. La costruzione intricatissima è ricca di minuziosità, intrighi e combinazioni finanziarie descritte senza risparmio di particolari.

L’apparente inutilità di alcune divagazioni e lo stile greve di alcune descrizioni che punteggiano notoriamente i suoi testi, in Eugenie Grandet li ho trovati divertenti e affascinanti, come un esempio di una visionaria creatività.

L'articolo Eugenie Grandet proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/libri/recensione-del-romanzo-eugenie-grandet-di-honore-de-balzac/feed/ 0
Lolita citato nella serie TV Pretty Little Liars https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/lolita-citato-nella-serie-tv-pretty-little-liars/ https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/lolita-citato-nella-serie-tv-pretty-little-liars/#respond Tue, 31 Jan 2023 07:08:41 +0000 https://bullybooks.it/?p=1506 Lolita è una lunga confessione di un uomo di quarant’anni innamorato di una ragazza di dodici. Titolo: Lolita Autore: Vladimir Nabokov Editore: Adelphi Pagine: …

L'articolo Lolita citato nella serie TV Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
Lolita è una lunga confessione di un uomo di quarant’anni innamorato di una ragazza di dodici.

Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Editore: Adelphi
Pagine:  p. 395
Anno prima edizione originale: 1951
Acquistalo su Amazon: edizione Adelphi

Ho letto Lolita grazie alla mia challenge di lettura ispirata dalla serie tv Pretty Little Liars (#PLLBookChallenge) di cui vi parlo in questo articolo. Vi lascio di seguito l’estratto della serie tv in cui se ne parla (Puntata S02*12)

La trama

L’attrazione di un uomo per un certo tipo di ragazza pubescente, la “ninfetta” (diventata una delle figure capitali del ‘900) lo porta a commettere azioni malvagie. Lola, Dolly, Dolores, sono molti i suoi nomi, ma per il protagonista, un quarantenne studioso di letteratura francese, fu sempre e soltanto Lo-li-ta.

Con uno stile tra l’ironia e il sarcasmo il protagonista e io narrante , Humbert Humert, si rivolge a tutti e non solo a dei possibili giurati di una corte che dovrà stabilire una sua colpevolezza.

La mia recensione di Lolita

Era‎ davvero‎ speciale,‎ quella‎ sensazione:‎ un‎ disagio‎ atroce‎ e‎ opprimente,‎ come‎ se‎ fossi‎ a‎ tavola‎ con‎ il‎ piccolo‎ fantasma‎ di‎ una‎ persona‎ che‎ avevo‎ appena‎ ucciso.

⁣⁣Come‎ Allison‎ Dilaurentis‎ anche‎ la‎ piccola‎ Dolores‎ Haze‎ (Lolita)‎ può‎ sembrare‎ più‎ grande‎ dell’età‎ che‎ ha:‎ 12‎ anni.⁣
⁣C’è‎ chi‎ dietro‎ quel‎ numero‎ ci‎ vede‎ ancora‎ una‎ bambina,‎ e‎ chi‎ purtroppo‎ intravede‎ una‎ “ninfetta”,‎ piccola‎ donna‎ che‎ seduce‎ con‎ le‎ sue‎ forme‎ ancora‎ accennate. ⁣Tema‎ questo‎ che‎ non‎ divide,‎ allontana‎ direttamente‎ dalla‎ lettura‎ e‎ questo,‎ a‎ mio‎ avviso,‎ è‎ un‎ peccato. ‎Il libro suscitò e suscita tutt’ora polemiche perché dona un’eloquenza seducente a un pedofilo e assassino.

«L’io narrante non sono certo io» avvisa Nabokov, ma come dice il protagonista: “Puoi sempre contare su un assassino per uno stile di prosa stravagante”. ⁣⁣Lolita‎ è‎ il‎ manoscritto‎ di‎ Humbert‎ Humbert,‎ le‎ cui‎ stramberie,‎ opinioni‎ personali‎ sono‎ risibili,‎ ma‎ Nabokov‎ non‎ ha‎ alcuna‎ intenzione‎ di‎ metterlo‎ in‎ una‎ luce‎ favorevole,‎ non‎ lo‎ esonera‎ dalla‎ sua‎ responsabilità.‎

Sono arrivata alla fine del libro con una curiosità molto forte. Per quanto Humebert Humbert parli di ragazze “provocanti”, rimangono pur sempre delle bambine che hanno appena dato uno sguardo all’adolescenza e che meritano un adulto che le guidi, non che le assecondi. Motivo per il quale Lolita fa le cose e poi si pente. Nonostante tutto ciò che avvenga sia anni luce per fortuna dal mondo che mi appartiene, credo che sia questo il suo punto di forza. Il fatto che una cosa non ci appartenga non vuol dire che non esista.⁣ In‎ un‎ certo‎ qual‎ modo‎ la‎ sua‎ storia‎ rapisce,‎ complice‎ la‎ storia‎ “insolita”‎ è‎ la‎ scrittura‎ di‎ Nabokov.‎ ⁣ ⁣

Il‎ libro‎ rientra‎ in‎ quella‎ “voluttà‎ estetica”,‎ in‎ quel‎ senso‎ di‎ essere‎ a‎ contatto‎ con‎ altri‎ stati‎ dell’essere‎ dove‎ l’arte‎ è‎ la‎ norma. Leggiamo e giudichiamo Lolita per quello che sostiene di essere: un romanzo.

L'articolo Lolita citato nella serie TV Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/lolita-citato-nella-serie-tv-pretty-little-liars/feed/ 0
Grandi Speranze citato in Pretty Little Liars https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/grandi-speranze-citato-in-pretty-little-liars/ https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/grandi-speranze-citato-in-pretty-little-liars/#respond Sat, 31 Dec 2022 11:33:32 +0000 https://bullybooks.it/?p=1488 In Grandi speranze motivi fiabeschi si contrappongono al tema dell’ascesa sociale di un apprendista fabbro. Titolo: Grandi speranze (Great Expectations) Autore: Charles Dickens Anno prima…

L'articolo Grandi Speranze citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
In Grandi speranze motivi fiabeschi si contrappongono al tema dell’ascesa sociale di un apprendista fabbro.

Titolo: Grandi speranze (Great Expectations)
Autore: Charles Dickens
Anno prima edizione originale: pubblicato a puntate tra il 1860-61
Acquistalo su Amazon: ed. Salani, ed. Einaudi

Ho letto Grandi speranze grazie alla mia challege di lettura ispirata dalla serie tv Pretty Little Liars (#PLLBookChallenge) di cui vi parlo in questo articolo.

Una volta per tutte: spesso, anche se non sempre, mi resi conto, patendone, che l’amavo contro ogni possibile ragione, promessa, pace, speranza, felicità, contro ogni possibile scoraggiamento. Una volta per tutte: non l’amai di meno, rendendomene conto, né me ne sentii frenato, più di quanto mi sarei lasciato frenare se l’avessi fervidamente creduta la perfezione fatta persona. (Pip)

Nel 1859 Dickens lasciò «Household Words» a causa di una controversia sorta con l’editore, e quasi subito lanciò un altro settimanale, «All the Year Round», che lasciva maggiore spazio riservato alla narrativa. Gli ultimi romanzi di Dickens sono perciò meno direttamente legati ai temi d’attualità rispetto ai precedenti.

Il nuovo giornale esordì con il romanzo storico Racconto di due città (1859), generalmente trascurato dai critici, al quale seguì Grandi speranze (1860-1861) considerato di gran lunga il suo romanzo di maggior peso artistico e quello scritto meglio. Come David Copperfield è autobiografico e rappresenta la favola più alta che Dickens abbia concepito sull’arrivismo.

La trama

La vita del giovane Pip, orfano e malvoluto dalla sorella, cambia la vigilia di Natale del 1812 dando soccorso ad un evaso. Questo gesto di compassione (misto a paura) porterà Pip a vivere tante situazioni al limite tra il sensazionalistico e il grottesco. Riceve una somma di denaro da un benefattore sconosciuto e conosce Miss Havisham. Questa eccentrica donna vive a Satis House con una giovane ragazza, Estella, e con quello che rimane delle sue nozze mai avvenute: indossa perennemente il suo abito da sposa e mantiene intatto il banchetto nuziale…torta compresa!

Le umili origini e la grossolana educazione di Pip diventano per lui motivo di vergogna tanto da portarlo a rinnegare le sue origini e chi gli ha voluto bene nel suo passato.

La mia recensione di Grandi Speranze

«Ti dirò» disse con lo stesso rapido appassionato sussurro, «cos’è il vero amore. È devozione cieca, silenziosa umiliazione, sottomissione totale, fede assoluta contro se stessi e il mondo intero, abbandono del proprio cuore e della propria anima all’aguzzino – come ho fatto io!» (Miss Havisham)

Se‎ c’è‎ un‎ personaggio‎ letterario‎ che‎ rispecchia‎ a‎ pieno‎ quello‎ di‎ Allison‎ de Laurentis è‎ proprio‎ quello‎ di‎ Estella.‎ Ragazza‎ bellissima‎ ma‎ assolutamente‎ senza‎ cuore,‎ forgiata‎ con‎ una‎ precisa‎ missione:‎ spezzare‎ il‎ cuore‎ agli‎ uomini.‎

le ho rubato il cuore mettendo ghiaccio al suo posto. (Miss Havisham)

Allison però ha‎ proprio‎ ragione‎ quando‎ dice‎ che‎ i‎ nomi‎ dei‎ personaggi‎ “sembrano‎ quelli‎ dei‎ pupazzi‎ di‎ pezza”.‎ La‎ galleria‎ di‎ personaggi‎ che‎ ci‎ offre‎ Dickens‎ sembra‎ avere‎ molto‎ a‎ che‎ fare‎ con‎ il‎ pittoresco,‎ a‎ tratti‎ addirittura‎ con‎ il‎ grottesco.‎

⁣L’«io» del narratore è posto saldamente al centro degli eventi perfino quando questi riguardano soprattutto altri. Pip come narratore si piazza sempre al centro delle scene a Satis House, anche se l’interesse del lettore è inequivocabilmente per Miss Havisham ed Estella. Il romanzo assume così la forma di un Bildungsroman (romanzo di formazione).

⁣⁣Non‎ ricordavo‎ quanto‎ Charlse Dickens fosse‎ bravo‎ nell’affiancare‎ descrizioni‎ terribili‎ della‎ miseria‎ e‎ del‎ crimine‎ a‎ episodi‎ umoristici‎ e‎ comici.‎ Peccato‎ che‎ nel‎ corso‎ del‎ romanzo‎ questa‎ nota‎ umoristica,‎ resa‎ bene‎ dall’uso‎ della‎ prima‎ persona,‎ si‎ perda‎ per‎ lasciare‎ spazio‎ ad‎ un‎ susseguirsi‎ di‎ eventi‎ che‎ hanno‎ troppo‎ a‎ che‎ fare‎ con‎ il‎ sensazionalistico.‎

⁣⁣Forse‎ non‎ è uno‎ dei‎ libri più‎ conosciuti dell’autore,‎ ma‎ a‎ mio‎ avviso‎ rimane‎ il‎ più‎ ionico.‎ Le parti iniziali in cui Pip veniva bistratto dalla sorella le ho trovate esilaranti. Penso‎ che‎ l’immagine‎ della‎ vecchia‎ zitella‎ che‎ non‎ si‎ toglie‎ mai‎ l’abito‎ da‎ sposa,‎ che‎ vive‎ in‎ una‎ casa‎ in‎ cui‎ il‎ tempo‎ si‎ è‎ fermato‎ tranne‎ per‎ la‎ torta‎ nuziale‎ in‎ putrefazione‎ renda‎ bene‎ il‎ concetto.‎

Venivo trattato come se mi fossi intestardito a venire al mondo, sordo ai dettami di ragione, religione e moralità, e anche alle argomentazioni dissuasive dei miei migliori amici. Persino di fronte all’acquisto di un completo nuovo, il sarto aveva l’ordine di farne una specie di strumento di detenzione, e di non lasciarmi in nessun caso il libero uso degli arti. (Pip)

L'articolo Grandi Speranze citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/grandi-speranze-citato-in-pretty-little-liars/feed/ 0
Il giovane Holden citato in Pretty Little Liars https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/l-giovane-holden-citato-in-pretty-little-liars/ https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/l-giovane-holden-citato-in-pretty-little-liars/#comments Tue, 29 Nov 2022 23:34:29 +0000 https://bullybooks.it/?p=1480 Il giovane Holden‎ Caulfield è‎ costretto‎ ad‎ abbandonare‎ la‎ scuola‎ per‎ i‎ pessimi‎ voti,‎ teme‎ il‎ ritorno‎ a‎ casa‎ ed‎ inizia‎ a‎ peregrinare‎ per‎…

L'articolo Il giovane Holden citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
Il giovane Holden‎ Caulfield è‎ costretto‎ ad‎ abbandonare‎ la‎ scuola‎ per‎ i‎ pessimi‎ voti,‎ teme‎ il‎ ritorno‎ a‎ casa‎ ed‎ inizia‎ a‎ peregrinare‎ per‎ le‎ strane‎ di‎ New York‎ facendosi‎ le‎ domande‎ più‎ assurde‎ su‎ se‎ stesso‎ e‎ la‎ vita‎ in‎ generale.‎

Titolo: Il giovane Holden (The Catcher in the Rye)
Autore: J. D. Salinger
Editore: Einaudi
Pagine:  p. 251
Anno prima edizione originale: 1951
Acquistalo su Amazon: edizione Einaudi

Anni fa avevo abbandonato la lettura de Il giovane Holden a metà, ma qualcosa mi suggeriva che io e J. D. Salinger ci saremmo incontrati di nuovo. Ho riletto, e questa volta non solo terminato ma anche amato, Il giovane Holden grazie alla mia challege di lettura ispirata dalla serie tv Pretty Little Liars (#PLLBookChallenge) di cui vi parlo in questo articolo.

Di seguito vi lascio l’estratto della puntata S01x16 in cui il libro viene citato nella sua versione francese ATTRAPE-CŒURS.

Non so se intravedere nella capigliatura scarmigliata di Toby il sedicenne Holden Caulfield di Salinger, in realtà l’unico appiglio che ho trovato con la serie tv‎ Pretty‎ Little‎ Liars‎ è il nome del un‎ professore‎ che crede maggiormente nelle doti del protagonista: il Prof.‎ Spencer‎ , si‎ esatto,‎ omonimo di‎ Spencer‎ Hastings‎.

Come Il buio oltre la siepe (protagonista della prima tappa di questa challenge), Il giovane Holden è un romanzo che parla del passaggio dell’adolescenza all’età adulta.
Un passaggio che compiono anche le nostre Liars nella serie tv.

Toby e Spencer cambieranno molto durante le 7 stagione, ma è bello ricordarli così, timidi e impacciati, a chiacchierare sotto il portico…con qualcuno che li spia come in gran parte delle puntate 🤣

La trama

Sono il bugiardo più pazzesco che abbiate mai incontrato. Una cosa mostruoso. Perfino se sto andando all’edicola a comprare una rivista e qualcuno mi chiede dove vado, ecco, io sono capace di dirgli che vado all’opera.

Holden Caulfield ricorda molto un adolescente (per sua stessa ammissione si comporta come uno più piccolo della sua età), sebbene noi lo incontriamo quando sta lasciando il college, non con una laurea in mano, bensì con una bocciatura in tasca.

Il viaggio di ritorno alla casa paterna si rivelerà meno lineare del previsto, complice la vergogna di affrontare i genitori, il peso del fallimento e soprattutto il dolore per la perdita di una persona cara. La trama è tutta qui. Un viaggio di ritorno, che sembra anche più una ripartenza, con due fedeli compagni di viaggio: i pensieri e la rabbia.

La mia recensione de Il giovane Holden

⁣Nei suoi libri, i personaggi non se ne stanno seduti da qualche parte a meditare il suicidio. Prendono la pistola e si sparano in testa. (Un anno con Salinger di Joanna Rakoff).

Il giovane Holden è il classico romanzo che un fratello maggiore ti mette in mano dicendoti «questo DEVI leggerlo». Io farò le veci della sorella maggiore e vi dirò: «Leggete il giovane Holden!»⁣

Ma‎ non‎ aspettatevi‎ un‎ deprimente‎, lezioso o nostalgico racconto‎ in‎ prima‎ persona di un ragazzino in giro per NY,‎ bensì‎ un‎ lungo‎ flusso‎ di‎ coscienza‎ che‎ mostra‎ come‎ ci‎ si‎ può‎ sentire‎ ad‎ essere‎ adolescenti,‎ ad innamorarsi,‎ a‎ non‎ sapere‎ quale‎ sia‎ il‎ tuo‎ posto‎ al‎ mondo,‎ a‎ gioire‎ e‎ a‎ deprimersi‎ a‎ fasi‎ alterne.‎ Il romanzo, scritto in prima persona dal protagonista, ha un linguaggio giovanile e spiritoso. Parole come «stupido», «schifo» e «accidenti» vengono utilizzate di frequente.

Un romanzo di contraddizioni, ma quale adolescente non lo è? Salinger mette Holden totalmente a nudo. Questo il punto di forza del personaggio: essere autentico. Descritto come un bugiardo patologico, lui che le menzogne le odia, mostra molto bene la rabbia e il senso di isolamento ma riesce a canalizzarle in testi descrittivi stupendi (questo il grande rammarico del Prof. Spencer), anche di oggetti apparentemente banali come un guanto da baseball, e in dialoghi emozionanti con la sorellina Phobe (Personaggio‎ A-DO-RA-BI-LE).

La doppiezza è anche nei sentimenti. Ci sono dei momenti in cui si sente quasi felice altri depresso, ma non dimentichiamo che Holden è il ritratto di un personaggio in lutto, la sua “follia” deriva dal dolore di una perdita.

Non so se la me adolescente avrebbe capito e apprezzato questo libro, la Verdiana 35enne però l’ha amato e grazie a lui si è guardata indietro con molta nostalgia e con più comprensione e indulgenza sugli errori passati.

L'articolo Il giovane Holden citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/l-giovane-holden-citato-in-pretty-little-liars/feed/ 1
Il buio oltre la siepe citato in Pretty Little Liars https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/il-buio-oltre-la-siepe/ https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/il-buio-oltre-la-siepe/#comments Mon, 31 Oct 2022 21:30:40 +0000 https://bullybooks.it/?p=1427 Inauguriamo la prima tappa della challenge di lettura ispirata alla serie tv Pretty Little Liars con Il buio oltre la siepe. Un romanzo con…

L'articolo Il buio oltre la siepe citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
Inauguriamo la prima tappa della challenge di lettura ispirata alla serie tv Pretty Little Liars con Il buio oltre la siepe. Un romanzo con il quale, la scrittrice americana Harper Lee, vinse il Premio Pulitzer per la letteratura nel 1961, aiutata dall’amico Truman Capote, la cui personalità è ripresa da un personaggio del libro: Dill Harris.

Titolo: Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird)
Autore: Harper Lee
Editore: Zanichelli
Pagine:  p. 304
Anno prima edizione originale: 1960
Acquistalo su Amazon: edizione Zanichelli

Di seguito vi lascio il video in cui si parla del libro nella serie tv (puntata S01x04). La lettura del romanzo viene assegnata alla classe dal nuovo professore di letteratura, Mr Fitz.

La trama de Il buio oltre la siepe

In una sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti, l’avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte.

Recensione

Prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso. La coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al valore della maggioranza (Atticus)

Difficile‎ seguire‎ la‎ coscienza‎ quando‎ a‎ lavoro‎ devi‎ difendere‎ un‎ uomo‎ contro‎ il‎ pregiudizio.‎ Eppure‎ Atticus‎ Finch‎ sembra‎ riuscirci,‎ fino‎ alla‎ fine,‎ rischiando‎ anche‎ di‎ mettere‎ in‎ pericolo‎ coloro‎ che‎ ama di più al‎ mondo:‎ i‎ suoi‎ due‎ figli, Scout e il fratello maggiore Jem.

⁣⁣Però‎ non‎ è‎ solo‎ nelle‎ vesti‎ di‎ avvocato‎ che‎ ho‎ apprezzato‎ quest’uomo‎ ma,‎ forse‎ soprattutto,‎ nelle‎ vesti‎ di‎ padre.‎ Ascoltare‎ e‎ parlare‎ ad‎ una‎ bimba‎ (sveglia‎ ai‎ limiti‎ dell’impertinenza‎ e‎ perciò‎ adorabile)‎ di‎ 8‎ anni,‎ talvolta,‎ è‎ molto‎ più‎ complicato‎ di‎ tenere‎ un’arringa‎ in‎ tribunale.‎

⁣Denso‎ di‎ avvenimenti‎ e‎ con‎ personaggi‎ delineati‎ alla‎ perfezione,‎ Il buio oltre la siepe‎ rientra‎ tra‎ i‎ libri‎ più‎ belli‎ mai‎ letti.‎ I‎ temi‎ principali‎ (il‎ pregiudizio‎ e‎ il‎ razzismo)‎ oltre‎ ad‎ essere‎ trattati‎ senza‎ retorica‎ si‎ incasellano‎ in‎ un‎ perfetto‎ romanzo‎ di‎ crescita.‎ Non‎ a‎ caso‎ Mr‎ Fitz‎ lo‎ ha‎ definito‎ un‎ romanzo‎ “sul‎ diventare‎ grandi”.

⁣La‎ casa‎ nella‎ quale‎ si‎ cela‎ un‎ uomo‎ cattivo‎ e‎ misterioso‎ appartiene‎ alla‎ famiglia‎ 𝐑𝐚𝐝𝐥𝐞𝐲.‎ A‎ molti‎ questo‎ nome‎ non‎ vorrà‎ dire‎ nulla…ma‎ alle‎ Pretty‎ Little‎ Liars‎ addicted‎ ricorderà‎ il‎ famoso‎ ospedale‎ psichiatrico‎ della‎ serie.‎

L’audiolibro

Se‎ le‎ 290‎ pagine‎ del‎ libro‎ cartaceo‎ vi‎ incutono‎ timore,‎ consiglio‎ l’ascolto‎ dell’audiolibro‎ letto‎ da‎ Alba‎ Rochwacher‎ (dolcissima nei panni della piccola Scout) edito‎ dalla casa editrice Emons Edizioni.

Acquista il libro su Amazon: link di affiliazione

L'articolo Il buio oltre la siepe citato in Pretty Little Liars proviene da Bully Books.

]]>
https://bullybooks.it/sfide-di-lettura/pretty-little-liars-libri/il-buio-oltre-la-siepe/feed/ 1