Home Libri Recensione: Omero gatto nero di Gwen Cooper. Per riconoscere l’amore non servono gli occhi

Recensione: Omero gatto nero di Gwen Cooper. Per riconoscere l’amore non servono gli occhi

di Verdiana Quattrocchi

L’ultima cosa che vuole Gwen Cooper è un altro gatto. Ma un giorno il veterinario la chiama per raccontarle la storia di un micio di due settimane cieco e abbandonato. E’ amore a prima vista.
Titolo: Omero gatto nero
Autore: Gwen Cooper
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 300 p.
Voto: 4/5
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La trama

Non adottai Omero perché era grazioso, piccolino e dolce, o perché era senza speranza e aveva bisogno di me. Lo adottai perché quando individui qualcosa di tanto fondamentale in un altro essere vivente, non vai in cerca di ragioni che possano tenerlo fuori dalla tua vita.

Gwen è una ragazza ebrea che lavora per un’associazione no-profit di Miami gestita da volontari, ciò vuol dire che non può permettersi un appartamento tutto suo. Vive perciò nella camera degli ospiti di un’amica, Melissa. Per essere più precisi bisognerebbe dire che vivono nella camera degli ospiti. Gwen, infatti, non si separa mai dalle sue gatte: la schiva e snob Rossella e la bellissima Vashti.

Omero è un gatto trovatello affamato che ha vinto una malattia grave abbastanza da rubargli gli occhi a due settimane di vita, al quale nessuno voleva dare una casa.

Le vite di Gwen e Omero si incrociano nello studio della veterinaria Patricia Khuly:

Quando finalmente porsi la palla di pelo a quella potenziale padrona, provai una fitta di trepidazione.

Lo avrebbe guardato con disgusto come avevano fatto tutti gli altri?

Avrebbe esitato dicendosi incapace di prendersi cura di una creaturina tanto strana e malata?

[…] Con mia sorpresa e grande sollievo, […] disse: «lo porto a casa con me».

E’ Gwen a dare il nome del poeta cieco al piccolo gattino e sarà la prima a sorprendersi delle sue capacità di adattamento e di socializzazione. In effetti gatti hanno due paia di occhi: quelli veri e propri e le vibrisse (i baffi) che fungono come una sorta di visione periferica estesa che contribuisce a mantenere l’equilibrio e ad orientarsi. E’ anche grazie ai baffi se i gatti sono così abili a vedere al buio.

Omero si rivela un ottimo compagno di dormite, una guardia personale, un grande giocherellone, ma sopratutto un buon insegnante. Dimostrando di saper vivere con entusiasmo, affrontando le piccole sfide quotidiane, Omero aiuta Gwen a non arrendersi di fronte a un licenziamento, al sentimento di sconfitta per dover tornare a vivere dai suoi, a superare le barriere militari di Ground Zero dopo l’11 settembre.

La mia recensione di Omero gatto nero

Questo libro è per quelli che come me, ma anche per  quanti hanno rinunciato a credere negli eroi e nei miracoli quotidiani; per chi ama i gatti e per chi invece si professa fermamente «non gattofilo»; per quelli convinti che normale e ideale significhino la stessa cosa e per chi sa che, talvolta, spingersi un pochino oltre il confine della normalità può arricchire un’intera esistenza.

Omero gatto nero è stato un regalo bello e inaspettato. La persona che me lo da donato voleva che capissi che nonostante le difficoltà le cose piano piano si risolvono e non bisogna MAI arrendersi.

Ho trovato la prima parte un po’ ripetitiva, la scrittrice avrebbe potuto descrivere le sue vicissitudini giornaliere in molte meno pagine. La mia preparazione sugli animali si limita al campo cinofilo, ma suppongo che alcune buone norme vadano applicate anche nella psicologia felina. Il suo continuo associare la negazione NO al nome Omero mi ha dato non poca noia. Ritornando sul piano della storia, la seconda parte l’ho trovata molto più coinvolgente. Soprattutto i capitoli dedicati all’11 settembre. Nell’ultima parte subentra una persona nelle loro vite e sarà proprio questa a dare una sferzata di novità al racconto. Con la sua estraneità al mondo dei gatti, ci fornisce un punto di vista molto diverso da quello della protagonista.

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