Home Libri Recensione: La promessa – niente è più crudele di un genio che inciampa in qualcosa di idiota.

Recensione: La promessa – niente è più crudele di un genio che inciampa in qualcosa di idiota.

di Verdiana Quattrocchi

La promessa, un “anti-romanzo” giallo dalle note noir che ha tutti gli elementi del genere poliziesco. Una dissacrazione della favola di Cappuccet­to Rosso e dei rapporti parentali familiari.

Titolo: La promessa
Autrice: Friedrich Dürrenmatt
Editore: Feltrinelli
Genere: giallo
Pagine:  p. 192
Voto: 3 / 5
Anno di pubblicazione: 1958

-Chi è l’assassino?

– Lo scoprirò, signora Moser.

– Lo promette? Sull’anima sua?

– Sull’anima mia.

La trama

L’investigatore Mättai è in procinto di trasferirsi all’esterno quando riceve la telefonata. La piccola Gritli Moser è ormai priva di vita e il suo corpicino è stato deturpato e abbandonato in un bosco a Magendorf, un piccolo villaggio nei pressi di Zurigo. Ad avvertire la famiglia non sono né il prete né il mastro, ma il gelido Mättai. È al papà e alla mamma di Gritli che fa una promessa: trovare l’assassino della figlia e dargli, così, giustizia.

Il caso sembra analogo ad altri reati sessuali ai danni di quattordicenni, tutte ragazze vestite di rosso e dalle lunghe trecce dorate. Nonostante il caso sembri già risolto e i tentativi di dissuasione del comandante della polizia cantonale (il Dottor H, il narratore della vicenda) la promessa dell’investigatore si trasforma in una vera e propria ossessione. Mättai, con i suoi metodi poco ortodossi non si darà pace finché sarà fatta giustizia, non solo per la piccola Gritli, ma anche per altre vittime innocenti non solo del un sadico criminale, ma di una giustizia troppo frettolosa.

-Nel nostro mestiere tutto è possibile. Ma non crede che il suo metodo sia troppo azzardato?

– Non esiste un altro metodo.

La mia recensione di La promessa

La promessa che Mättai fa ai signori Moser viene rispettata, un po’ meno le mie aspettative nei confronti del libro.
Quando ad un romanzo viene dato l’appellativo di “capolavoro” mi aspetto si riveli tale. Invece (il fatto che risulti fuori catalogo poteva essere un campanello d’allarme) si è trattato semplicemente di una lettura piacevole.

Dopo l’iniziale smarrimento, dovuto ad una vicenda introduttiva e all’uso di nomi difficili da ricordare, si entra nel vivo e il lettore ne viene assorbito. L’idea di fondo, oggi non risulta originale, è ormai vista e stravista, ma a favore di Dürrenmatt c’è da dire che il romanzo è stato scritto nel 1958, anni in cui l’uomo come lettore e ancor più come spettatore non era certamente avvezzo a questo tipo di indagini.

Il sotto-strato filosofico, che ha come protagonista il caos (Zufall in tedesco), risulta essere la parte più interessante di tutta la produzione poliziesca di Dürrenmatt.

Dürrenmatt sostituisce alla morale pratica di ogni poliziotto (il delitto non paga) una morale metafisica in cui regna l’assurdo: e chi fa affidamento sulla razionalità finisce per esserne la prima incompresa vittima.

Mättai riesce ad intuire elementi celati dalla realtà, a sfondare un muro di ipotesi e di supposizioni, ma esiste l’imprevedibile, il casuale che da alla storia una sorpresa finale estremamente povera e meschina. 

Potrebbe piacerti anche...

Lascia un commento

* Usando questo form aderisci alle condizioni generali sulla privacy di questo blog. La tua privacy per noi è importante.

Questo sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Utilizzando il sito accetti la nostra cookie policy, ma sei libero di eliminarli quando desideri. Accetto