Home Libri Recensione: La macchia umana di Philip Roth – La libertà è lasciarsi una vita alle spalle

Recensione: La macchia umana di Philip Roth – La libertà è lasciarsi una vita alle spalle

di Verdiana Quattrocchi
La macchia umana di Philip Roth

La macchia umana è la storia di Coleman Silk, professore universitario tacciato immotivatamente di razzismo.

Titolo: La macchia umana (The Human stain)
Autore: Philip Roth
Editore: I documenti del Corriere della Sera
Pagine:  p. 395
Voto: 5 / 5
Anno prima edizione originale: 2000
Acquistalo su Amazon*: edizione Einaudi

Un piccolissimo simbolo che mi ricordava perché la nostra comprensione della gente dev’essere sempre, per forza, nel migliore dei casi, difettosa.

La trama

Per il suo avvocato è l’uomo dei pasticci, mentre per la sua famiglia è un grande decisionista. Noi lo conosceremo come un uomo che ha detto la parola sbagliata alle persone sbagliate.

Il professore di lettere classiche e preside di facoltà in pensione dell’Athena College, Coleman Silk, ha settantuno anni ma frequenta una donna di trentasette di meno.

Si chiamava Faunia Farley, e qualunque fosse la sua infelicità, la teneva nascosta dietro uno di quegli inespressivi volti ossuti che, senza nulla celare, tradiscono un’immensa solitudine.

Ma la gioia di questa relazione non è altro che una macchia sulla sua reputazione che si aggiunge a quella di molti altri prima. È il 1998, anno in cui opinione pubblica americana, e non solo, è concentrata sullo scandalo Clinton-Lewinsky (Sexgate) quando Coleman usa la parola spooks per rivolgersi a due studenti che non vengono mai a lezione, tanto da non conoscerne il volto. Spook, che nel suo significato più comune vuol dire spettro, nel gergo assume il significato di negro. Caso vuole, che quegli studenti a cui è rivolto il termine siano proprio di colore. A nulla valgono le parole usate in sua difesa: «Alludevo al loro possibile carattere ectoplasmatico. Non è ovvio?» . Purtroppo ciò che ovvio è solo il malcontento generato dalla sua rivoluzione all’interno della facoltà, orientata più sulla meritocrazia anziché sul nepotismo.

Al di là della loro accusa. Al di là della loro incriminazione. Al di là del loro giudizio. Impara, si disse, prima di morire, a vivere al di là della loro giurisdizione della loro irritante, odiosa, stupida condanna.

Per riabilitare il suo nome, riportando indietro il calendario di Athena e restituirgli la reputazione e il prestigio di una volta, Coleman chiede allo scrittore Nathan Zuckerman di scrivere un libro con la sua verità.

La mia recensione de La macchia umana

La macchia umana è il capitolo a completamento della Trilogia Americana, iniziata nel 1997 con Pastorale Americana (che valse il Premio Pulitzer) e Ho sposato un comunista (puoi leggere le recensioni qui e qui). Non si tratta di una vera e propria saga, ma di tre romanzi, quasi delle biografie di tre personalità: Seymour Irving Levov, Ira Ringold e Coleman Silk, raccontate dall’alter ego di Philip Roth, Nathan Zuckerman.

Ti sorprenderà sapere che tutto ciò che ti ho raccontato della trama avviene nelle prime dieci pagine. In questo libro, molto più che in altri che ho letto, P. Roth attacca il perbenismo americano intrecciandolo con la vita del professore Coleman. Il libro è molto incentrato sulla figura di Coleman e sulla macchia che lui ha sempre pensato di avere fin dalla nascita, macchia che, come in un racconto circolare, gli tornerà indietro sotto forma di infamia.

Coleman può essere l’uomo che ha deciso di essere, inalterabilmente separato da ciò che gli è stato rimesso alla nascita, libero di battersi per essere libero come ogni essere umano vorrebbe essere libero.

Il grande tema è l’identità, il peso che ha per noi e per gli altri. Ma P. Roth senza fermarsi a questo, ci parla anche:
– delle ripercussioni psico-fisiche dei reduci della guerra nel Vietnam e del loro reinserimento (non facile) in società;
– della superiorità che investe chi parte per cercare lavoro fuori, e che torna solo per sentirsi dire “ce l’hai fatta!“;
– della lotta al conformismo e all’aristocrazia provinciale;
– della strada per l’integrazione (anche scolastica) che fino al 1946, prima dei diritti civili, risultava un’utopia.

I personaggi non sono molti e vengono analizzati quasi tutti con dovizia di particolari fin dalla loro infanzia. Dal narratore ai personaggi secondari, impariamo a conoscere tutto di loro, persino i loro pensieri più inconfessabili e le azioni che mantengono nascoste dietro la faccia del perbenismo.

Questa ricchezza di contenuti, il sovraccarico iniziale di informazioni sui personaggi e la densità della scrittura, tipica del linguaggio di P. Roth, rendono al contempo unico e difficoltoso questo libro. In realtà si legge molto facilmente, basta prestare la dovuta attenzione ad ogni singolo periodo e credetemi che non ne rimarrete delusi.

Aiutami ad acquistare nuovi libri con l’Affiliazione Amazon

*Sono affiliata ad Amazon, dunque cliccando su Amazon e acquistando (entro 24h) La macchia umana (e/o qualsiasi altro articolo) percepirò una commissione per un massimo del 10%. Tu non avrai alcun costo aggiuntivo, ma Amazon, pagandomi in buoni spendibili sul suo stesso sito, mi darà l’opportunità di per comprare libri di cui potrò parlarti sul blog e sulla mia pagina Instagram.

Potrebbe piacerti anche...

Lascia un commento

* Usando questo form aderisci alle condizioni generali sulla privacy di questo blog. La tua privacy per noi è importante.

Questo sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Utilizzando il sito accetti la nostra cookie policy, ma sei libero di eliminarli quando desideri. Accetto