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Recensione: Il Maestro e Margherita di Michael Bulgakov

di Verdiana Quattrocchi

Il maestro e Margherita: Uno dei «miti» letterari del nostro tempo.

Titolo: Il maestro e Margherita (Мастер и Маргарита)
Autore: Michael Bulgakov
Editore: Garzanti
Voto: 3/5
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Che il Maestro e Margherita sia, per il suo stesso significato religioso, un libro di primario rilievo nel quadro della letteratura sovietica è fuori di dubbio, è dubbio invece che sia in sé stesso un gran libro. (Luigi Baldacci)

Il maestro e Margherita fu completato pochi giorni prima della sua morte. Iniziato alla fine degli anni ’20, solo pochissimi intimi avevano letto qualche bravo, a parte naturalmente la moglie Elena Sergeevna. L’opera non uscirà dall’archivio privato dell’autore fino al 1967 quando comparirà a puntate su «Moskova», e tradotto successivamente in tutte le lingue.

La trama

Il romanzo racconta in parallelo due storie seguendo due archi temporali, la Mosca contemporanea e la Gerusalemme di Gesù. Bulgakov, infatti, scrive, sotto forma di racconto, la cronaca fantasticamente vera della massima disputa morale della tradizione occidentale, l’incontro tra Pilato e Yešua.

Il romanzo inizia si apre con uno dei capitoli più esilaranti e grotteschi della letteratura russa. In un caldo giorno di primavera, a Mosca, agli stagni Patriaršie, il direttore di un’importante rivista letteraria, Michail Aleksandrovič Berlioz e il giovane poeta Ivan Nikolaevič Ponyrëv stanno parlando all’ombra di un chiosco sulla figura di Gesù, affermando che, come personaggio storico, non sia mai esistito. La loro conversazione viene interrotta da Woland, uno sconosciuto dall’accento straniero ma dalla dizione perfetta.

Sembrava avere poco più di quarant’anni: bocca stranamente storta, ben rasato, bruno, l’occhio destro nero, il sinistro chissà perché verde, sopracciglia nere, una più alta dell’altra; tutto sommato, uno straniero.

Questo darà vita ad una serie di fenomeni fuori dall’ordinario.

La mia recensione de Il maestro e Margherita

L’interesse suscitato nell’URSS e in tutto l’Occidente è comprensibile. Il tema più tipico dell’arte bulgakoviana, cominciato negli anni ’20 con Uova fatali, qui prende la sua forma più completa: l’«assurdo di massa».

Il lettore così come il poeta Ivan, partecipe a tutte le fasi del romanzo, diventa discepolo-lettore-spettatore rimanendo a volte ipnotizzato, altre divertito (sopratutto quando lo stesso Bulgakov gioca con il lettore rivolgendosi a lui direttamente) altre ancora sul punto di abbandonare la lettura. Io stessa ho avuto, durante la lettura, sentimenti fortemente contrastanti tanto da non riuscire né ad abbandonarlo né a concentrarmi su altro.

Un dei personaggi più interessanti del romanzo è il Diavolo. Figura controversa e dalle molte facce, gioca con le fragilità dell’uomo, come far leva sul consumismo per far dimenticare alle persone le più atroci visioni.

Di me dicono che sono un viaggiatore imprevedibile. Mi trovate agli interrogatori del quinto procuratore della Giudea o a colazione con Kant, o anche dentro al cassetto di un medico morto da un pezzo. […] Mi accompagnavano un gatto nero che camminava sulle zampe posteriori e pagava il biglietto dei tram, una strega, un maestro di cappella e un signore di pelo rosso e di nome Azazello. (da Il libro dei Personaggi letterari di Fabio Stassi)

Ne Il maestro e Margherita i personaggi ad ogni istante evocano il diavolo come “il diavolo sa perché!” o “che diavolo dice?!“; in Cuore di cane si ascolta un generale abbaiare, latrati, canee, ululati; nelle Uova fatali tutti fischia, emette sibili veri e immaginari; la cornetta del telefono, il motorino, il letto, persino il professor Persikov «gracchia» parlando. Il maestro e Margherita, invece, sono i personaggi che meno spiccano in tutto il romanzo, complice il poco spazio che Bulgakov gli riserva (compaiono solo da pagina 200 in poi) e la forte caratterizzazione degli altri.

I temi trattati come lo scetticismo verso la Rivoluzione e in generale verso la storia, il misticismo contrapposto al realismo e al materialismo non sono di immediata comprensione a differenza della sdegnosa e velenosa critica delle ridicole assurdità del quotidiano che intralciano la rivoluzione stessa.

Forse non è il miglior libro per approcciarsi alla letteratura russa, ma è sicuramente un libro di intrattenimento da leggere in momenti di forte concentrazione.

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