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Recensione: Come fermare il tempo di Matt Haig

di Verdiana Quattrocchi

Barattereste la longevità con un singolo istante? Fermereste il tempo in un attimo?
Come fermare il tempo è la storia di un uomo che impara a vivere in sequenza una vita lunga 400 anni.

Titolo: Come fermare il tempo (How to Stop Time)
Autore: Matt Haig
Editore: Edizioni e/o
Pagine: 357 p.
Voto: 3/5
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Non sono una persona. Sono una folla racchiusa in un unico corpo.

La trama

Il 3 marzo 1581 nasce Tom in un piccolo château francese. Da bambino comune diventa un adulto “speciale”. Tom, affetto da “anageria”, non si ammala e non invecchia. L’incredibile velocità con cui è cresciuto durane i suoi primi tredici anni ora sembra essersi arrestata. La sua fisionomia non è proprio quella di un adulto quanto quella di un adolescente. Nel XVI secolo vedere una mamma, vedova e con un figlio che non sembra risentire del passare del tempo vuol dire un’unica cosa: stregoneria.

È questo uno degli argomenti di cui oggi Tom parla in un’aula di scuola londinese. Il vantaggio che ha su gli altri docenti di storia è che lui la storia l’ha vissuta davvero. Ogni otto anni è costretto a cambiare vita per non essere scoperto e per non mettere in pericolo chi ama.

In questi 400 anni ha avuto modo di vivere diverse vite, di conoscere nomi illustri come Shakespeare o Fitzgerald. Ma ci sono altri nomi importanti per Tom, Grace, Rose e Marion hanno avuto un peso e lo avranno per sempre. Sono le persone per cui avrebbe voluto saper fermare il tempo.

Può sembrare strano, innamorarsi di qualcuno per via di un gesto, ma qualche volta basta un solo istante per capire tutto di una persona. Allo stesso modo in cui è possibile studiare un granello di sabbia e comprendere l’universo. L’amore a prima vista può anche non esistere, ma l’amore istantaneo di sicuro esiste.

La mia recensione di Come fermare il tempo

Preda delle recensioni positive di questa nuova uscita, ho deciso di non lasciare sullo scaffale dei libri più venduti Come fermare il tempo. La cura nei dettagli editoriali di Edizioni e/o è impareggiabile, ma questa volta il contenuto mi ha lasciato molto delusa. Quindi, te lo anticipo, la mia recensione è negativa.

La stessa opera veniva percepita in maniera diversa da occhi diversi, cuori diversi, cervelli diversi. (Paul Auster, “4321”)

La struttura del libro, divisa in assi temporali che collocano la scena in un ben determinato momento e luogo, ti aiuta a ricostruire i punti salienti della vicenda. Mette troppa carne al fuoco tanto da risultare poco credile nella “fatalità” delle situazioni. Quanto è probabile che un uomo possa trovarsi a lavorare con Shakespeare e ad uscire a cena con Fitzgerald?

Trovo che Matt Haig dica cose giuste, ma non illuminanti e quando lo fa è perché prende in prestito frasi di autori del passato, primo fra tutti Schopenhauer. Più vai avanti e più pensi che siano cose scontate o pensieri già detti da chi lo sa fare meglio. Nonostante il testo sia scorrevole l’ho trovato noioso, persino la vicenda non ha dei risvolti tali da indurti a riflettere su alcunché. Le storie d’amore di fondo, che si tratti del rapporto madre-figlio o uomo-donna, non sono coinvolgenti. Si indaga molto sull’origine dei sentimenti per poi perdersi sulla conclusione degli stessi.

È l’ennesimo caso editoriale, come Il racconto dell’ancella (se vuoi leggere la recensione clicca qui) che, a parer mio, è sproporzionato sia in termini di stile che di trama. Inoltre, non amo leggere la parola social network, o qualsiasi cosa abbia a che farne, nei libri, e nei capitoli ambientati nel presente avviene troppo di frequente.

Seguo Matt Haig su Instagram e ho letto dei suoi problemi relativi alle crisi di panico, ma non trovo qui la forza del suo messaggio. Non posso definirla un’occasione mancata, perché non ho proprio capito dove voglia andare a parare. L’unico messaggio che mi è arrivato è cercare di vivere nel Qui e Ora godendosi ogni momento. Se nel passato filosofi come Heidegger hanno già detto tutto, oggi gli scrittori dovrebbero fare uno sforzo maggiore. Avvicinare l’uomo contemporaneo a questa filosofia di vita sarebbe l’unica panacea contro i mali della nostra generazione.

La storia era, ed è, una strada a senso unico. Bisogna continuare a camminare in avanti. Ma non si è obbligati a guardare sempre avanti. A volte ci si può semplicemente guardare intorno, ed essere felici proprio lì, dove si è.

Il passato si può contemplare, ma non visitare

Vorrei concludere con una frase per chi a volte si sente sopraffatto dalla paura, quella paura che nasce, forse, dall’insicurezza e che si manifesta, probabilmente, con le crisi di panico. Matt Haig, o per lo meno è così che l’ho interpretata io, ci invita a non fermarci, a guardare al passato per avere la forza di affrontare il presente senza rintanarsi nei ricordi e nelle nostre zone di comfort.

Tutto è incerto nella vita. Ecco la chiave per sapere di esistere nel mondo: l’incertezza. Naturalmente è per questo che desideriamo tornare al passato: perché lo conosciamo, o crediamo di conoscerlo. È una canzone che abbiamo già ascoltato.

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2 commenti

Avatar
Daniela 5 Febbraio 2019 - 22:38

Ooooh.
Finalmente.

Mi sentivo quasi superficiale, a trovare questo libro esageratamente superficiale. Banale in tutti i modi in cui si può essere banali: caratterizzazione dei personaggi, plot, colpi di scena, scelta di espedienti narrativi… tutto già letto, già sentito, e per nulla approfondito.

Grazie.

Reply
Verdiana Quattrocchi
Verdiana Quattrocchi 6 Febbraio 2019 - 18:34

Ciao 🙂 , beh anche io inizialmente mi sono sentita così. Ero molto perplessa a tenere fra le mani un libro che aveva venduto tante copie e di cui avevo letto solo che recensioni positive. Mi è stato detto che dipende molto dal vissuto di ogni persona, ma secondo me il problema non è la tematica, che ad alcuni può stare più a cuore e ad altri meno, è come viene affrontata.

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