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Recensione: Lo scrittore fantasma di Philip Roth

di Verdiana Quattrocchi

Ne Lo scrittore fantasma, il giovane scrittore Nathan Zuckerman porta omaggio all’uomo che considera il proprio maestro, E. I. Lonoff, in una casa tra le colline del New England. Un incontro allietato da conoscenze inaspettate e avvenimenti burrascosi.

Titolo: Lo scrittore fantasma (The Ghost Writer)
Autore: Philip Roth
Editore: I documenti del Corriere della Sera
Pagine:  p. 146
Voto: 3,5 / 5
Anno prima edizione italiana: 1980
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La trama

Siamo nell’America del 1956 e Nathan Zuckerman è uno scrittore di ventitré anni con alle spalle già molti racconti pubblicati. Scrive da quando ne ha quindici, dalla semplice lettera alla nonna a temi impegnativi come la dichiarazione Balfour. Ma quel pomeriggio di dicembre è solo un giovane emozionato che bussa alla casa di campagna di Emanuel Isidore Lonoff, lo scrittore che lui considera il proprio maestro.

Purezza. Serenità. Semplicità. Isolamento. Tutta la concentrazione, l’opulenza e l’originalità riservate alla sfibrante, estasiata, trascendente vocazione. Mi guardai intorno e pensai: ecco come vivrò.

La permanenza di Zuckerman non si limita ad una cena e ad una chiacchierata post-prandiale, ma si prolungherà oltre. Ad allietare il soggiorno sarà anche la compagnia di Hope, la moglie di Lonoff e Amy, una studentessa creativa, simpatica ed intelligente. Saranno proprio queste presenze femminili a dare una svolta inaspettata alla vicenda.

Il tema e i personaggi

Se ti aspetti, come me, che la casa di campagna, rivestita da assicelle nei Berkshire, sia la location di oscure vicende e segreti da celare…beh ti sbagli. E non si tratta neppure del racconto della passione di Nathan verso il suo mentore, bensì della passione e del potere della scrittura. Roth, attraverso il suo alter ego N. Zuckerman, che qui incontriamo per la prima volta, si interroga su come, a chi e a che fine scrivere. Le vicende narrate sembrano apparentemente scollegate se non si focalizza l’attenzione sul tema di fondo: le difficoltà insite nel raccontare la storia ebraica.
Lo scrittore fantasma non lo definirei un libro sugli ebrei, quanto un libro sullo scrivere di ebrei. Fin dall’inizio della sua carriera Nathan viene accusato di essere un delatore e di incitare all’antisemitismo, tanto da essere accostato a nomi come Julius Streicher e Joseph Goebbels.

I personaggi principali quali Zuckerman, Lonoff, Hope ed Amy sono ben delineati. Impariamo a conoscerli molto bene nonostante la brevità del romanzo e grazie a dialoghi ben incisivi, ma personalmente non ne ho amato nessuno in particolare. Come in Ho sposato un comunista (per leggere la mia recensione vai qui), conferisce il ruolo primario ad una donna. Devo ammettere, infatti, che la storia di Amy sia quella che ti tiene maggiormente attaccato alle pagine.

La mia recensione

Non è il primo libro di Philip Roth con protagonista Nathan Zuckerman che leggo e qui ho riscontrato lo stesso problema che in altri. Quando ci si dilunga troppo sulle vicende di Nathan (e qui avviene per ben ventitré pagine) si perde il filo del discorso e la fluidità della narrazione. Finora tra i quattro romanzi di Roth che ho letto credo che sia quello che mi è piaciuto meno. Mi aspettavo una trama coinvolgente e/o delle tematiche su cui riflettere e invece ho letto un libro molto godibile, per nulla scontato, ma poco coinvolgente.

Seppur la critica all’uscita del libro abbia detto altro, Lo scrittore fantasma non è un libro autobiografico. L’essere uno scrittore ebreo-americano nato a Newark è, in realtà, l’unica somiglianza con Roth. Nella figura di Lonoff si potrebbe intravedere quella di Roth nel futuro, ma potrebbe essere anche un omaggio a Milan Kundera a cui dedica la stesura del libro.

Sono Lonoff? Sono Zuckerman? Sono Portnoy? Forse, chissà. Potrei esserlo. Per il momento però non sono così ben delineato come il personaggio di un libro. Sono ancora l’amorfo Philip Roth. (“Perché scrivere” di Philip Roth)

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