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Il racconto dell’ancella

di Verdiana Quattrocchi

Un romanzo distopico, una realtà in cui a comandare sono gli uomini e le donne sono catalogate come Mogli, Marte, Zie, Nondonne e… “Ancelle”. Margaret Atwood ci obbliga a riflettere sul concetto di libertà e sulla fragile condizione delle donne.

Titolo: Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale)
Autore: Margaret Atwood
Editore: Ponte delle Grazie
Pagine: 400, brossura
Voto: 3/5
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La trama

Il racconto dell’ancella è la storia di un paese, gli Stati Uniti, prima, così come lo conosciamo noi, e dopo, come spero non lo conosceremo mai, con la devastazione delle armi atomiche, durante il regime totalitario e teocratico di Galaad («il centro dove nulla si muove» e «dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione») e di alcune donne Diglen, Diwayne, Diwarren, e in particolare Difred, la voce narrante.

Sono tutte Ancelle, le uniche donne del Paese ancora in grado di mettere al mondo dei bambini, ritenute quindi delle privilegiate agli occhi di coloro che non ne possono avere (Difren: «Non mi trovo in una prigione, ma in un luogo privilegiato, come ha detto Zia Lydia»), ma loro hanno solo nostalgia di quello che avevano prima, un passato fatto di una libertà a volte data per scontata.

Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia.

La libertà di e la libertà da.

Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da.

Cosa succederebbe se un giorno qualsiasi conto con sopra una F (female) invece di una M (male) venisse chiuso?
Se il vostro datore di lavoro vi dicesse di punto in bianco:

Ho qualcosa da dirvi. Mi dispiace, ma è la legge. Devo mandarvi via.

Se anche indossare un costume da bagno per una donna comportasse vergogna, tanto da esserle vietato, perché sarebbe considerata Svergognata ed Impudica?
È quello che mi sarei aspettata di scoprire leggendo questo libro.

La mia recensione

Nel mese di gennaio ho partecipato ad un gdl (gruppo di lettura) organizzato da Erigibbi. Il libro più votato, anche da me, fu proprio questo.

Entusiasmata dal leggere: vincitore del Premio Arthur C. Clarke nel 1987, adattamento cinematografico nel 1990 con Robert Duvall nei panni del Generale, serie tv di successo nel 2017 (che sono curiosa di vedere, lo ammetto, per Alexis Bledel).

Tl racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale) serie tv

Ma da grandi premesse, nascono anche grandi aspettative. Non so quanto materiale ci sia per produrre una serie tv, sicuramente il produttore Bruce Miller avrà ampliato e/o approfondito la trama, e lo spero in virtù del fatto che libro non mi sia piaciuto.

Ma andiamo con ordine. Si evince già dal titolo che si tratta di un racconto e il libro ha proprio la natura di un brainstorming giornaliero della protagonista che salta dal presente al passato con molta facilità, in quando ogni gesto e visione del presente lo ricollega ad un passato per certi versi opposto. Il lettore è nella mente di Difren, ogni pensiero, anche il più intimo, lo conosce, soffre con lei il senso di spaesamento, la sofferenza per il distacco dagli affetti, le sue, anzi loro, fantasie riguardanti il suicidio, il bisogno di sentirsi donna al di là della sua possibilità di essere madre. Lei vuole essere prima di tutto libera, libera di essere donna, mamma e amante.

Attendo. Mi ricompongo. Io adesso sono una cosa che devo ricomporre, così come si ricompone un discorso. Devo presentare un prodotto preconfezionato, nulla che sia nato spontaneamente.

Io lo considero un’occasione mancata. E’ un vero peccato, perché con l’idea di fondo, a mio parere ottima,  si sarebbe potuto approfondire meglio (di gran lunga meglio) l’aspetto sociale della distopica società.

Scevro di descrizioni, il lettore non riesce ad immaginarsi i vari luoghi in cui passeggia la protagonista, povero di una struttura sociale di fondo, si deduce, ma non si comprende a pieno il criterio di uccisione dei vari ribelli e di catalogazione delle varie figure femminili.
Alla fine del libro non vengono risolti diversi dubbi, anche il finale aperto, anzi interrotto quasi bruscamente, fanno sentire il lettore attonito come il volto come la Moglie e il Generale all’epilogo della storia. Pagine e pagine si segreti, sotterfugi che si snodano in un triangolo “lui-lei-l’altra” che ha più l’aspetto di un cliché (case chiuse, il marito che ha bisogno di parlare fuori dal tetto coniugale) anziché di un interessante complicità tra i personaggi.

Aggiornamento

Se avete letto il libro, vi lascio il link della diretta You Tube del 18 marzo 2018, fatta da Erigibbi e a cui abbiamo partecipato tutti noi del gruppo.

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1 commento

Recensione: Come fermare il tempo di Matt Haig · Bully Books 2 Ottobre 2018 - 19:02

[…] l’ennesimo caso editoriale, come Il racconto dell’ancella (se vuoi leggere la recensione clicca qui) che, a parer mio, è sproporzionato sia in termini di stile che di trama. Inoltre, non amo leggere […]

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